sabato 19 gennaio 2013

Sono due fessi e mezzo, lascio?





- Buongiorno!
- Buongiorno signora, desidera?
- Vorrei un paio di politici da fare fritti, in pastella.
- Fortunatissima. Proprio oggi mi sono arrivati dei reduci della prima repubblica, ancora buoni e con quel sapore d'altri tempi che piace sempre.
- Umm, non vorrei fossero andati a male. 
- No signora, si fidi. Basta levargli quella buccia di tangentopoli e dentro sono ancora buonissimi. Li ripassa un po' in una bella pastella televisiva e vedrà come le escono perfetti.
- Guardi, dovessi mangiarli solo io, ma è per una cena importante, con tanti ospiti... non ha qualcosa di più fresco?
- Di fresco c'è ben poco, molta roba è ancora acerba. Sicura che non vuole qualcuno di questi democristiani che sembrano stati colti proprio ora dal campo? Oppure guardi questi socialisti d'altri tempi come sono ancora freschi.
- Proprio i socialisti no. Ci ho fatto indigestione troppe volte. Non ha nient'altro?
- Ho questi democratici di sinistra, un po' sciapi ma rendono bene, se la pastella è buona.
- Non mi convincono tanto, sembrano slavati. Una volta erano belli rossi. Ora sembrano quasi trasparenti. 
- Effettivamente sono un po' deludenti. Altrimenti, se vuole provare qualcosa di veramente nuovo, ho questi qui, un po' piccoli, poco noti, mi dicono abbiano un sapore lievemente piccante. Le confido che non li ho ancora provati e non ho idea di come possano uscire in pastella. Se vuole gliene confeziono qualcuno, costano poco.
- Ma sì, voglio rischiare. Me ne dia due.
- Sono due fessi e mezzo, lascio?
- Sì, va bene.
- Aspetti un attimo, è appena salito Giorgio, il garzone, con un politico nuovo. Guardi, visto che lei è una cliente affezionata, anche se non me l'ha chiesto, glielo regalo. Tecnicamente perfetto.

giovedì 3 gennaio 2013

Delirium - 1 - Il risveglio




Fausto si svegliò con un sapore forte nella sua bocca. Un miscuglio di terra e ferro. Le campane rimbombavano nella sua testa, all'apice della nuca un dolore atroce, come di un chiodo che cercasse di sfondargli il cranio, lo tormentava.
Si accorse dopo svariati secondi di ritrovarsi steso a terra, prono. Riusciva a malapena a muovere le dita di mani e piedi, il corpo non rispondeva come sempre. Aveva i muscoli in sciopero.
Dopo qualche minuto la ragione e l'emotività unirono le forze e crearono una sensazione di paura. Paura di ciò che gli stava accadendo, paura di ciò che gli poteva essere accaduto, paura di ciò che gli poteva accadere. La vista non lo aiutava, anzi. Nonostante fosse certo di avere gli occhi ben spalancati, di fronte a lui vedeva solo un pasticcio di colori affumicati. Decise allora di chiudere le palpebre e affidarsi agli altri sensi. 
Fausto non seppe quanto tempo rimase steso a terra. Solo dopo un periodo che gli sembrò lunghissimo quel frastuono che la sua stessa testa gli procurava venne a diminuire. Ciò gli permise di sentire alcuni dei mille rumori che lo circondavano. Soprattutto uno lo incuriosì. Un rumore come di un fiume. Un corso d'acqua vicino a lui poteva essere manna dal cielo. Qualsiasi cosa pur di ridare forza a quel corpo smorto.
Fausto cercò il modo migliore per muoversi e avvicinarsi a quella fonte d'acqua. Decise di riprovare ad aprire gli occhi. Ma quel quadro astratto non aveva intenzione di sparire. Provo allora a tastare il terreno premendo i palmi delle mani contro quel terreno polveroso e ricco di pietruzze taglienti. Provò a farsi forza e, in qualche modo, mettersi in ginocchio.
L'operazione, normalmente semplice, non fu facile. Fausto provò una fatica enorme solo per mettersi a quattro zampe. Quando, con uno slancio all'indietro, cercò di sedersi sui talloni il suo busto vacillò e la testa riesplose in mille vibrazioni. Agitò le mani davanti a lui alla ricerca di un equilibrio non facile. Riuscì a stabilizzarsi dopo qualche secondo e si accorse che il dolore alla testa stava nuovamente dandogli tregua.
Decise di riaprire gli occhi. I colori erano ancora sbiaditi, ma di fronte a lui il paesaggio stava prendendo forma. Tutto poteva aspettarsi tranne quello che gli si presentò davanti: due maestose fontane, dalla cui cima sgorgava un bellissimo liquido nero. Caffè nero.
Questo per Fausto era solo l'inizio di Delirium.

sabato 29 dicembre 2012

Na tale euforia.

Che cos'è il Natale?
Domanda ambigua, dalle mille sfaccettature, che porterà quasi sempre ad una non risposta. 

Che cos'è per TE il Natale? 
Domanda meno ambigua e che permette di valutare soggettivamente cosa ognuno di noi pensa del Natale.

+Alfonso Tulli ci spiega il Natale da un punto di vista crudo e crudele, ma sicuramente molto onesto (se siete curiosi leggete qui). Una verità che fa male a chi ancora quasi crede a un San Nicola americanizzato che con la sua slitta vola a portarci doni. Una verità che spiega per bene da dove nasce questa festa. 
Qualcuno crede ancora che il Natale rappresenti la nascita di una divinità e per questo è giusto festeggiare.
Qualcuno non pensa niente e si adegua alla massa informe che si violenta alla disperata ricerca del regalo di Natale originale, per poi ritrovarsi il 24 Dicembre con le sempreverdi sciarpe da impacchettare. 

Cos'è il Natale?

A dire il vero per me, ormai da vari anni, il Natale è la festa dell'Incontro. Il ritrovarsi insieme ai propri familiari e amici a festeggiare un qualcosa, che si potrebbe anche chiamare Spaturno per quanto mi riguarda. Potrebbe anche non esserci l'obbligo del regalo. Ma ciò che succede in quei tre giorni di Dicembre (24, 25 e 26) ha a che fare con i più vecchi e sani istinti dell'essere umano: ritrovarsi con le persone più care, mangiare cibo a volontà, giocare, divertirsi e sentirsi, per qualche ora, una persona felice e spensierata libera da tutto. Si possono avere 100, 1000, 100.000 amici virtuali su internet, ma in quei giorni sono quelle 20 persone che conosci da una vita a dare un senso a tutto.







lunedì 10 dicembre 2012

Aperto tutta la Notte




Da pochi giorni ho finito di leggere un romanzo di David Trueba: Aperto tutta la notte.
Questo libro, dal sapore molto spagnolo, ci riporta in una Madrid degli anni '80, all'interno della nuova casa della famiglia Belitre. Una famiglia composta, oltre che dai genitori e dai nonni paterni, da ben sei figli maschi. Nonostante questa forte componente maschile, è la Donna a far da padrona in questa storia. L'amore che colpisce ogni componente della famiglia è il filo conduttore di un intreccio di vicende e colpi di scena in cui la famiglia Belitre, fra segreti e fantasie, si ritrova coinvolta. Una sconvolgente estate in cui, nonostante il retrogusto un po' amaro della storia, la famiglia sembra prima spezzarsi per poi stringersi attorno a sé.

Lo stile fresco e asciutto dell'autore coinvolge facilmente nella lettura e, nella sua semplicità, ci permette di vivere la storia come se fossimo dei vicini di casa curiosi di osservare questi bizzarri personaggi. Un libro che vi consiglio anche perché, nella sua brevità, potrete leggerlo velocemente in queste fredde notti invernali.

domenica 2 dicembre 2012

Connessioni Smarrite

Il nostro cervello è composto da miliardi di neuroni, tutti collegati fra loro in maniera complessa e ingegnosa in un'intricata ragnatela di sinapsi. Ciò produce tutto ciò che siamo, ricordiamo e possiamo immaginare. Una ricca e meravigliosa macchina capace di creare, inventare ed emozionarci ogni giorno. 

Ora provate a immaginare il mondo, coi suoi 7 miliardi di abitanti, come un grande cervello e immedesimatevi in uno dei suoi neuroni. Tutte le vostre connessioni con le persone che conoscete sono delle sinapsi umane e tutte le relazioni fra gli abitanti della terra creano un'intricatissima mappatura di conoscenze. Consideriamo le sole amicizie su Facebook, anche se sicuramente vi siete relazionati in forma più o meno prolungata con molte più persone di quelle presenti nella vostra lista di amici. Quanto siamo capaci di ricordare, condividere e imparare dalle sole condivisioni che ogni giorno abbiamo su Facebook? Ma soprattutto, quanto è importante ricordare, condividere e imparare ogni giorno con qualcuno di completamente diverso da noi?
Nonostante la società si sia evoluta negli ultimi decenni, esistono ancora suddivisioni e separazioni enormi e futili. Ricchi e poveri, bianchi e neri, alla moda e sciatti. Eppure, nonostante a qualcuno faccia ancora storcere il naso, siamo tutti quasi uguali. Siamo tutti neuroni di un pianeta che soffre e fatica a evolversi a causa di questi coaguli sociali che non riusciamo ancora a sciogliere. Ci hanno reso cocomeri quadrati, comodi per essere inscatolati meglio, evitando di lasciar spazio alla nostra fantasia, al ragionamento e alla nostra naturale forma e dimensione.



Troppo spesso ci si rinchiude come pecore in un recinto fatto di pregiudizi, affinità e classi sociali, imposte da un sistema a cui fa comodo suddividerci in queste categorie.
Frasi del tipo: "abbiamo solo fatto il militare insieme", "siamo solo colleghi di lavoro", "abbiamo solo seguito gli stessi corsi all'università", "era solo un vecchio compagno di classe" fanno capire come spesso noi stessi abbiamo voluto tagliare quei ponti con centinaia di altri neuroni, che avrebbero potuto darci oggi molto più di quello che abbiamo riguardo a conoscenza, esperienza ed evoluzione.
Per fortuna internet e social network come Facebook ci permettono ora di liberarci da queste catene e ricreare delle sinapsi con persone con cui era venuto meno il contatto. Ogni persona che conosciamo può darci molto più del motivo per cui la conosciamo. 


mercoledì 28 novembre 2012

Il Poker come scuola di vita

Negli ultimi mesi ho deciso di dedicare maggior interesse ad uno dei giochi più famosi degli ultimi tempi: il Poker Texas Hold'em.
Nella modalità torneo, questo gioco è uno dei più complessi ed emozionanti che io conosca. Da vari anni mi diverto a giocare online tramite il portale PokerStars, ma dal vivo, a parte qualche torneo casalingo fra amici, non avevo quasi mai giocato. Ero conscio che in un vero torneo sarebbe stato tutto diverso. Affrontare giocatori semiprofessionisti che ogni giorno spendono gran parte del loro tempo a giocare o a studiare questa disciplina è sicuramente un'altra questione.
Ho quindi avuto modo di partecipare ad alcuni tornei con circa 100 giocatori ognuno, quasi tutti più bravi e con più esperienza di me. Il mio è stato un esperimento (che spero di poter continuare) utile a studiare maggiormente questo gioco e i giocatori.

Sono rimasto stupito da come venga valutata la fortuna. Una componente presente anche nel Poker, sicuramente da tenere in considerazione, ma con un'incidenza minore rispetto alla bravura. Amo ripetere spesso "Con la sola fortuna non si vince un torneo, con la sfortuna si può essere eliminati". Un concetto che può sembrare sciocco per chi non ha mai giocato seriamente. Il fatto è che la partita a casa fra amici e parenti non simula neanche lontanamente quello che si deve affrontare in un torneo ben organizzato e strutturato. 
Un giocatore occasionale difficilmente arriverà al tavolo finale, ancora più difficilmente arriverà alla vittoria.

Purtroppo però ancora in troppi ritengono la fortuna il fattore principale e la usano come scusante alle loro lacune e incapacità. Troppo spesso anche in questi tornei ho sentito le frasi: "sono stato sfortunato", "non ho avuto mai carte buone", "non ho mai agganciato un punto". Un giocatore con un minimo di conoscenza del gioco e di capacità sa che, più o meno, tutti, anche all'interno di un singolo torneo, avranno qualche mano sfortunata, quasi sempre mani di partenza bruttissime e raramente punti finali più alti di una coppia.

Il Texas Hold'em in modalità sportiva è un gioco stupendo per la sua equità. Tutti partono con lo stesso quantitativo di chip degli altri. Un disoccupato può affrontare un imprenditore con gli stessi mezzi, le stesse chip. La casualità con cui vengono distribuite le carte è a sua volta più che imparziale.
Cosa fa la differenza? Tutto il resto. La tecnica, la freddezza, la psicologia, in una sola parola: il POKER!
La bravura del singolo prevale, si nota, mano dopo mano. Molto interessante è l'enorme similitudine fra l'approccio usato nel gioco e quello usato nella vita reale. A parte i campioni, che riescono a variare il loro gioco in qualsiasi modalità, i principianti approcciano al poker in base al loro atteggiamento reale, rientrando in una delle quattro categorie principali in cui possono essere catalogati i giocatori di Poker.
I passivi totali (Caller o Calling Station), quelli che non vogliono mai prendere una decisione, e non fanno mai un azione. Attendono ciò che gli riserva la sorte senza quasi battere ciglio.
I parsimoniosi, più oculati (Tight), che vogliono entrare in gioco solo con una mano di partenza forte, avere una base solida su cui fare i propri investimenti e cercare di guadagnare il più possibile in ogni loro mano.
I sicuri, che giocano quasi tutte le mani (Loose) e fanno del bluff la loro principale arma. A differenza dei Tight, la loro mano di partenza è di poco conto. Si affidano alla loro sicurezza, alla convinzione (a volte esagerata) di esser più bravi ed esperti degli altri.
Infine ci sono gli insani (Maniac) che si ritrovano ad agire senza uno schema preciso, senza esser certi di ciò che stanno facendo.

I giocatori più esperti e che hanno capito un minimo il gioco (o la vita?) scelgono di giocare Loose o Tight ma, se ci fate caso, noterete come i Loose saranno quasi solo uomini (o ragazzi), solitamente sicuri di sè, molto carismatici, a volte anche un po' sbruffoni; mentre i Tight saranno la quasi totalità delle donne, più avvedute e attente, e gli uomini più timidi e insicuri, a volte impauriti di rischiare qualcosa di troppo.

I Caller e i Maniac sono invece le variabili impazzite della vita e del gioco. Persone di cui non puoi capire nulla, o perché totalmente chiuse e passive, o perché eccessivamente pazze e azzardate.

Io sono un Tight, voi cosa siete?




venerdì 2 novembre 2012

Il bello del Blog

Il bello di avere un blog è poter avere il tuo piccolo appartamento virtuale in cui puoi disporre le idee come più ti aggrada. Questo blog mi ha permesso di ideare, sperimentare, annotare e commentare tutto ciò che volevo quando volevo. 
Da sempre nella mia testa, ogni giorno, scrivo centinaia di post, però poi tendo a dimenticarli, a confonderli. Grazie e questo archivio ora posso rileggere pensieri che probabilmente avrei dimenticato se non li avessi trascritti qua. 
Questo blog è un luogo in cui posso, ad esempio, prendere appunti per potenziali racconti: "Fuga nel Silenzio" e "Delirium" sono due esempi. La cosa bella è che posso iniziare e interrompere quando voglio tutto ciò che inizio. Infatti, anche se apprezzo il commento, la critica o la semplice battuta, non cerco la notorietà. Non mi interessa inseguire perfetti sconosciuti per convincerli a seguire i miei pensieri, le mie idee. 
Se qualcuno li incrocerà sarà per un attimo, ognuno poi sceglierà se voler espandere o no quel momento. Ci sono milioni di blog, uno più interessante dell'altro, sarebbe sciocco pretendere che tutti si fermino ad ammirare le mie fantasie. Io stesso amo rimbalzare da un blog all'altro apprezzando maggiormente proprio quelli che, come il buco di una serratura, ti mostrano uno spiraglio della persona che si nasconde dietro quella porta.