martedì 12 novembre 2013

Un sogno del KuTso

L'ultima notte, come raramente mi succede in questi ultimi mesi, ho dormito un sonno molto profondo. Uno di quei sonni che mi lascia dormire sullo stesso lato del braccio per sei ore consecutive, facendomi perdere l'uso delle dita.
Durante questi sonni così pesanti, sogno delle cose che ricordo poi molto bene al risveglio.
Oggi ho sognato questo.

Stavo andando in auto verso Cagliari (anche se né la strada né gli edifici mi ricordavano la città) con mio fratello Cesare, X e Y (due tizi antropomorfi che non mi ricordavano nessuno in particolare). Ad un certo punto mi accorgevo di essere in riserva, per fortuna eravamo quasi arrivati. Dopo aver parcheggiato, entravamo in un edificio moderno (ulteriore prova che la locazione di Cagliari fosse un po' a cazzo nel sogno) al cui interno, in una bellissima sala, stava per iniziare un torneo di Poker Texas Hold'em. Lì vedevo tanti volti a me noti: conoscenti, amici e colleghi di lavoro (tipico nei miei sogni). Giocavamo questo torneo fino ad un'ora imprecisata. Non ricordo se vincevo o perdevo, ma sicuramente rimanevamo fino a tardi. Decidevamo quindi di andare via (sempre io, Cesare, X e Y). Tornavamo all'auto e imboccavamo la strada del ritorno. Le stazioni di servizio però erano chiuse (nel sogno il "fai da te" non esisteva) e rimanevamo così, di lì a poco, senza benzina in un quartiere periferico della città.
In prossimità dell'alba, con le luci appena accennate, cercavamo aiuto. E come si cerca aiuto se non entrando in un edificio semi-abbandonato? La mia fantasia deve aver visto troppi film horror made in USA. 
Decidevamo di entrare in questo palazzo, all'apparenza deserto, dalle mura grigie, senza un quadro, senza un mobile, che ricordava una via di mezzo tra una casa popolare e un edificio di Duke Nukem 3D
Cosa avranno fatto secondo voi i quattro cogl... eroi del sogno? Hanno deciso ovviamente di addentrarsi nei vari piani del palazzo, tra l'altro sparpagliandosi. 
All'improvviso, un gruppo di scapestrati con un abbigliamento abbastanza ambiguo (una via di mezzo fra "gli altri" di Lost e dei debosciati di San Lorenzo), sentendosi minacciato dalla nostra presenza, spuntava fuori da non si sa bene dove. Alcuni entravano anche dalla strada. In pratica eravamo circondati (e divisi). 
Cosa può fare il mio alter ego onirico, noto per la destrezza di un bradipo ubriaco, in una situazione come questa? Scappare? No! Si butta nella mischia come in una Royal Rumble.
Dopo una serie convulsa di scaramucce con alcuni di questi loschi figuri, finivo in una piccola stanza con uno di questi bruti intento a tenere in mano due bottiglie di vetro, apparentemente vuote. 
Iniziavamo così a girare intorno l'uno intorno all'altro, come due tigri in fase di studio.
Ad un certo punto mi ritrovavo con le spalle alla finestra e il mio avversario, più vicino alla porta, spaccava le bottiglie sul pavimento, scappando dalla porta e chiudendomi dentro.
Rimasto sorpreso da quella mossa e indeciso sul da farsi, mi rendevo conto che dalle bottiglie si sprigionava una sorta di gas incolore e inodore, che iniziava a creare una strana reazione con il mio corpo.
Tentavo allora di uscire dall'unico pertugio: la finestra.
In pratica il gas stava paralizzando velocemente i miei muscoli, lasciandomi incastrato fra le ante in legno della finestra in perfetto equilibrio. 

La scena scattava in avanti nel tempo improvvisamente, facendomi vedere la situazione presumibilmente qualche ora dopo. Con un sole già alto, mi ritrovavo circondato da alcuni agenti di polizia, dall'aspetto ben poco sardo, che mostravano a mia moglie il corpo in equilibrio (mica mi avevano tolto da lì), dandomi per morto.
Disperazione!
Che fine abbiano fatto Cesare, X e Y il sogno non me lo dice, fatto sta che io stavo lì, come un baccalà in bilico.
Mia moglie, fra una lacrima e l'altra, notava però un mio impercettibile movimento dell'indice della mano destra (che colpo d'occhio!). 
Nonostante i medici ipotizzassero degli strani spasmi post mortem, lei credeva che io fossi vivo, e aveva ragione! Troppo forte, anche nel sogno, mia moglie.
In pratica mi trovavo in una completa immobilità (tranne l'indice della mano) ma sentivo e vedevo tutto. Tramite una serie di domande dicotomiche riuscivamo a stabilire una forma di dialogo.
Venivo trasferito a casa. L'effetto del gas immobilizzante sembrava non essere eterno. Riuscivo infatti dopo qualche tempo a muovere tutta la mano. 
Durante quella lunga convalescenza...

... suona la sveglia! La spengo, saluto mia moglie, mi riaddormento...

... Il sogno riprendeva mostrandomi ormai quasi completamente riabilitato, nella vita di tutti i giorni (a Roma però, non più Cagliari). In una mattina, mentre andavo al lavoro (a piedi) incontravo un vecchio conoscente, un certo Luca, lo salutavo ma lui non ricambiava.
La sera venivo a sapere che nel pomeriggio Luca aveva contattato mia moglie, chiedendole di rivederci una sera a cena.
Decidevamo così di invitare lui e il gruppo con cui suona da qualche anno.
Il sogno finiva così con me e mia moglie intenti a cenare con i Kutso!