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mercoledì 11 maggio 2016

Elio e Le Storie Tese in Palalottomatica

Dopo quasi due anni dall'ultimo concerto, la distanza con Elio e le Storie Tese si riduce nuovamente ai minimi termini. Ho infatti avuto il piacere di assistere alla tappa romana del loro ultimo tour "Piccoli Energumeni".



Le aspettative erano tante e, come sempre, non sono rimasto deluso. Dopo aver trovato posto a due passi dal palco mi metto comodo in attesa del più bel concerto che abbia mai visto, ma solo perché mi sono perso tutti quelli dei Pink Floyd.



Già dall'allestimento del palco si intuisce che sarà molto più di un concerto. Si inizia infatti con un video che ci mostra un piccolo assaggio di quello che sarà il primo film documentario dedicato al simpatico complessino: Filmini.

Distratti dalle immagini quasi non ci accorgiamo dell'arrivo del gruppo sul palco. Si parte subito con un loro classico.


Bravi, l'avete capito dalla foto. Si parla di "Servi della gleba".

Elio presenta velocemente il gruppo, facendoci notare l'assenza di Rocco Tanica e, in sua sostituzione, la presenza di Vittorio "Carmelo" Cosma.
Si prosegue subito con una delle mie canzoni preferite: "Burattino senza fichi", seguita da una bella rivisitazione di "Mio cuggino" al cui interno la bravissima Paola Folli ci dimostra il suo talento, come se ce ne fosse ancora bisogno, con una particolare versione della sigla di "Heidi".


Neanche il tempo per rifiatare che si passa alla canzone successiva.



Esatto, avete capito anche questa solo guardando la foto. Siete fortissimi. Un'altra delle mie canzoni preferite: "Essere donna oggi". Tutte le esibizioni sono accompagnate dalle immagini dei tre mega schermi alle loro spalle che riproducono dei video in parte inediti. Dal mio posto quasi mi distraggono dalle canzoni, ma intuisco che per chi si trova nel terzo anello sono un'ottima trovata.

Dopo un inizio totalmente anni '90 si arriva ai giorni nostri; ci viene proposta una canzone tratta dal loro ultimo album, Figgatta de Blanc: "Ritmo sbilenco".

Si rimane nel terzo millennio con un must dei loro ultimi concerti: "Parco Sempione". Proprio durante questa esibizione mi accorgo che non è ancora apparso sul palco l'artista "a sè" Mangoni.

Nella canzone successiva vengo accontentato.


Si stava infatti preparando per un'intensa interpretazione di "Super Giovane".


Il concerto arriva alla prima svolta. Elio infatti ci annuncia che avremmo iniziato a ballare con le canzoni successive. Si parte subito forte con un'altra delle mie canzoni preferite: "El Pube". Sì lo so, ho tante canzoni preferite.

Poi a sorpresa il batterista svizzero Christian Meyer scende dal suo trono di piatti e conquista il centro del palco cacciando i suoi colleghi e rivelandoci la sua doppia vita.


Suonando una batteria elettronica ci trasporta nella sua "Discoteca Svizzera".


Oltre alla sorpresa musicale ci gustiamo anche un bellissimo balletto di Mangoni e il suo inaspettato corpo di ballo.


Il gruppo rientra e si continua a ballare con un altro must: "Pippero".


La parte dance continua alternando nuove e vecchie canzoni: "Vacanza alternativa", "Discomusic", "China disco bar" e "Born to be Abramo" dove Elio ci chiama all'appello facendoci alzare per ballare con Mangoni e le sue ballerine.

Finita la parte dance si passa al Rock. Ovviamente si inizia con "Il Rock and roll".


Come sempre il rock prende vita e si incarna in Elvis Mangoni.

Quando si parla di rock non possono mancare le classiche "John Holmes (una vita per il cinema)" e "Cassonetto differenziato". Nell'ultimo album il rock è ben rappresentato da "Il Rock della Tangenziale" e "Il primo giorno di scuola" che il gruppo ci ripropone con un Angus MYuongoni immortalato mentre ci delizia con le sue dolci movenze.


Si prosegue con un altra hit storica: "Uomini col borsello (ragazza che limoni sola)" per arrivare alla sorpresa parzialmente annunciata. Entra infatti il nuovo vincitore del concorso per sostituire Rocco Tanica. Si tratta del "giovanissimo" Sergio.

Si riparte da "Plafone" ed è subito pelle d'oca.

Il giovane Sergio si dimostra in gamba oltre che somigliantissimo a Rocco Tanica. Ci svela poi di avere un rapporto particolare con Carmelo con cui canta una particolare versione di "O mia bela madunina".

Si passa poi a "T.V.U.M.D.B." e al suo immancabile peperone.


Il giovane Sergio-Rocco ci regala una delle sue ultime creazioni: l'internazionale "She wants", accompagnato da un fantastico trio, allegro e pieno di brio.


Si ritorna di nuovo indietro nel tempo e riappare il più bel boschetto della storia musicale italiana: "Il vitello dai piedi di balsa" con "Il vitello dai piedi di balsa reprise".


Nell'ultimo concerto (speriamo di no) di Rocco Tanica non poteva mancare forse la sua canzone più famosa: "Shpalman".


E poi, all'improvviso, ci salutano spegnendo le luci del palco. Non tardano ad arrivare le urla del pubblico per un loro rientro. Ed effettivamente rientra qualcuno: Mangoni.


I suoi virtuosismi vocali danno il tempo alla band di riprendere fiato e tornare più carichi di prima, pronti ad un bellissimo... duetto. Elio e Rocco ci regalano infatti "Cara ti amo (risvolti psicologici fra giovani uomini e giovani donne)".


Rocco ci saluta commosso e si capisce che siamo in chiusura, anche se loro non se ne accorgono; infatti dopo quasi tre ore di concerto cantano e suonano come se fossero freschi e riposati la geniale "Complesso del primo maggio".



In questo concerto ricco di sorprese non poteva mancare il doppio saluto. A sorpresa infatti il complesso sparisce nuovamente dal palco per riapparire dopo pochi minuti e regalarci la buonanotte con la classica chiusura: "Tapparella".



Un concerto ricco ed entusiasmante con molte chicche che volutamente non vi ho voluto anticipare. Il consiglio ovviamente è quello di andare a guardarvi una delle prossime tappe del tour. Se le mie foto non vi sono bastate gustatevi anche queste.



martedì 16 febbraio 2016

Lifewalk

Nell'autunno del 2007 mi trasferii a Roma per lavoro. Non conoscevo nessuno, a parte la mia attuale moglie. Le mie prime conoscenze furono i miei colleghi. Ho così iniziato a frequentarli anche aldilà delle ore di lavoro creando dei bei rapporti con molti di loro. Negli ultimi due anni ho avuto la fortuna di ampliare enormemente il ventaglio di amicizie anche al di fuori dal contesto lavorativo. 
Tra le numerose persone che ho avuto il piacere di conoscere c'è Luca Mazzillo. Nonostante tante siano le differenze fra me e lui, ci uniscono alcune passioni comuni. Una di queste è la passione per la musica e, in particolar modo, per il pianoforte. 
Sabato 13 Febbraio ho avuto l'onore di partecipare ad un House Concert in cui ha presentato il suo primo album di pianoforte solo costituito da inediti composti e suonati da lui.
Il racconto che ha accompagnato i vari brani mi ha permesso di scoprire un lato della vita di Luca a me del tutto ignoto e mi ha fatto riflettere su come la vita di ognuno di noi possa evolversi e ritornare ciclicamente sulle proprie passioni.
Mentre nella mia adolescenza ci sono stati romanzi gialli, televisione e giochi da tavolo con gli amici, Luca, alla fine degli anni '80, quando Tim Berners-Lee stava per proporre un progetto sul WWW, iniziò a comporre alcuni suoi pezzi originali.  
E se qualcuno ha il suo romanzo nel cassetto, lui aveva i suoi spartiti. E nel cassetto sono rimasti per tanti lustri fino a quando Luca non è andato al cinema per guardare Intouchables. Ascoltando il brano Fly, di Ludovico Einaudi, quella fiamma, mai sopita, è divampata nuovamente, portandolo in pochi anni a realizzare la sua opera prima: Lifewalk.



Un percorso di tredici brani, sapientemente raccolti fra i tanti realizzati da lui e alcuni dei suoi amici, che ci accompagna in una girandola di emozioni e momenti della sua vita. Momenti della sua vita trasformati in musica. Un modo diverso per conoscere una persona e immaginare i suoi pensieri.
In questi giorni approfitto così della disponibilità su Spotify per ascoltarlo e rilassarmi fra le mie solite sinapsi algoritmiche.


sabato 13 dicembre 2014

John De Leo in Casa del Jazz

Tanti anni fa, precisamente nel 1999, vidi per la prima volta i Quintorigo sul palco del Festival di Sanremo, un gruppo diverso dal solito, con una canzone molto particolare di cui mi innamorai subito: "Rospo". Originali e coraggiosi nel proporre musica ricercata e ben lontana dalla banalità commerciale, mi hanno fatto apprezzare i loro primi album. Amavo soprattutto la voce di John De Leo, tecnicamente una delle più complete nel povero panorama italiano e quando lasciò il gruppo mi innamorai del suo primo album solista: "Vago Svanendo". 
Dopo sette anni, scopro, grazie alla trasmissione televisiva #Gazebo che il grande John ha pubblicato un secondo album "Il Grande Abarasse", ma soprattutto scopro che Giovedì 11 e Venerdì 12 Dicembre sarebbe stato ospite della Casa del Jazz. 

Non mi faccio sfuggire l'occasione e con l'amico Riccardo partecipo all'evento del Giovedì. Come spesso accade in questi casi, ho l'occasione di scoprire una nuova location romana: la Casa del Jazz, creata da una villa confiscata a un boss della Banda della Magliana e trasformata in un'area per concerti ed eventi.



La bella e accogliente sala crea la giusta atmosfera per un concerto in cui viene riproposto il concept album incentrato sui vari punti di vista degli abitanti di un palazzo in cui un'esplosione improvvisa si frappone alla quotidianità dei vari inquilini. 
John De Leo canta e dirige il gruppo di sette musicisti con sguardi, movimenti e gesti che creano involontariamente un balletto che accompagna un concerto ricco di musica e alchimie sperimentali che di rado vengono proposte da artisti italiani.


Ospite in prima fila, ma anche protagonista in due dei brani proposti, è lo scrittore Stefano Benni che si presta a leggere degli spezzoni del romanzo "Linea d'ombra" di Joseph Conrad che caratterizza uno dei brani dell'album: "The Other Side of a Shadow". Si ripropone poi nell'ultimo brano "Muto (come un pesce rosso)" improvvisando un dialogo con John De Leo incentrato sulle ultime notizie di cronaca romana, accusando il cantante di essere stato immortalato in una foto con Alemanno e Allevi. Uno scandalo farsi ritrarre insieme a due non musicisti. 



Una serata più unica che rara che mi ha permesso di gustarmi dal vivo uno dei più originali e interessanti artisti musicali italiani.




sabato 8 novembre 2014

Stefano Bollani in Teatro Argentina

Nel 1999 uscì un album di Elio e le Storie Tese (Craccracricrecr) che, fra le varie perle, conteneva il brano "La bella canzone di una volta" con una particolare introduzione di... Johnny Dorelli. In realtà ascoltandola attentamente si capiva che si trattava di un imitatore. Incuriosito come sempre andai a cercare chi fosse e, in questo modo, lessi per la prima volta il nome di Stefano Bollani. 



Sono passati quindici anni e Lunedì (3 Novembre), nella bellissima cornice del Teatro Argentina, ho avuto il piacere per la prima volta di vedere e, soprattutto, ascoltare dal vivo il talento di Stefano Bollani. Non sono un fine esperto di musica jazz, ma Bollani, con raro talento, riesce a reinterpretare in chiave ludica e ironica questo genere rendendo più semplice e interessante l'ascolto anche a modesti ascoltatori come il sottoscritto. Questa sua caratteristica amplia sicuramente il suo pubblico, anche perché riesce a intrattenere la platea tra un brano e l'altro con un naturale umorismo. In oltre un'ora e mezza abbiamo potuto così ascoltare diverse riproposizioni di brani più o meno noti, come "Cheek to cheek" e "Non ci vo". Geniale la splendida rivisitazione di "Symbolum 77".
Tra l'altro è stato bello gustarsi dal vivo un suo classico: il medley a richiesta. Chiedendo direttamente al pubblico, Bollani si diverte a stilare una lista di 10 canzoni che poi miscela con la sua fantasia.

La parte ancora più nobile di tutta la serata era lo scopo benefico. Lo spettacolo era infatti organizzato dall'associazione Sunshine4Palestine che, grazie all'impegno di giovani talenti italiani e non, sta cercando di dare "luce" alla striscia di Gaza. Il gruppo cerca infatti di raccogliere fondi per l'installazione di pannelli fotovoltaici in una terra in cui normalmente la corrente elettrica funziona solo per poche ore al giorno.
Una serata veramente unica.  


giovedì 24 luglio 2014

Elio e Le Storie Tese in Foro Italico

Lunedì 21 Aprile, siamo andati al concerto di Elio e Le Storie Tese. Tipico del loro stile è cambiare quasi sempre il luogo dell'evento, permettendoci di spaziare nei quattro angoli di Roma. Questa volta ci siamo ritrovati allo Stadio centrale del Tennis del Foro Italico.



"Nubi di ieri sul nostro domani odierno" hanno incorniciato un cielo sempre più grigio ed hanno fatto temere che si scatenasse un diluvio ancora prima che iniziasse il concerto. K-way e ombrelli erano pronti all'uso, ma non sono serviti per fortuna. Proprio quando stava iniziando a cadere qualche goccia d'acqua il concerto ha avuto inizio e, per una buffa coincidenza, le nubi rispettosamente hanno scelto di spostarsi da un'altra parte.

Nessuna intro, nessun medley: pronti via, distratti dal clima, si inizia subito forte con un loro classicissimo. Il brano è stato riproposto per intero, come piace a me.

Non so per qual motivo, ma tutto il concerto mi ha dato la sensazione che fosse fatto di fretta. Poco spazio alle chiacchiere fra una canzone e l'altra e, infatti, neanche si finisce di inneggiare Abramo che si passa a un brano estratto da Cicciput, per ricordarci che la fretta è cattiva consigliera.

Si torna indietro di vent'anni a Italyan, Rum Casusu Çikti per questo brano a forma di triangolo con un'innovazione tecnologica nella "ramazzata finale".

O mia bella madunina - TVUMDB
E, quando meno te lo aspetti, soprattutto a Roma, ti parte una versione rivisitata di "O mia bella madunina" che in realtà si interrompe poco dopo, introducendo l'ormai sempre presente TVUMDB, ripescata da Eat the Phikis.

Gargaroz
Ritorniamo quasi ai giorni nostri, con un pezzo estratto da Studentessi, ma ormai quasi un "classico" dei loro concerti.

Storia di un bellimbusto
Riascolto con piacere l'inedito di "Gattini", una delle mie canzoni preferite, con un Mangoni bravissimo a impersonare il bellimbusto e le sue pippate.

Uomini col borsello
Si ritorna di nuovo indietro di vent'anni in quel parco Capello pieno di uomini col borsello in quel capannello.

El Pube
Clayderman Viganò ci declama lo storico racconto di Giorgio e Piero, illudendomi che a breve sarebbe iniziata Il Vitello dai piedi di Balsa. Quando però vedo che Cesareo lascia la sua chitarra per impugnare il campanaccio, non ho più dubbi.

Milza
Forse l'unica canzone inaspettata di tutto il concerto, un pezzo che molti dei presenti non conoscevano e, purtroppo, non hanno apprezzato a dovere. Forse molti sanno e non lo dicono. Invece Milza, suonata dal vivo, diventa anche più bella rispetto alla versione incisa nel 1996.

Tristezza
Ritorna, anche senza Rocco Tanica, la cui assenza si fa sempre più misteriosa, questo inno ad un sentimento sottovalutato e bistrattato.

Heavy Samba
Senza Irene Grandi, ma con Paola Folli (acclamata più che mai dalla folla), ritorna questo canzone in tre atti ballata in piedi su una gamba.

Il vitello dai piedi di balsa (Maracana)
Con un po' di ritardo arriva il boschetto della mia e della tua fantasia, con il sempreverde vitello Mangoni che coreografa il brano e che, come pena aggiuntiva, è costretto ad ascoltare questa volta una versione "eliosa" di Maracana. Sofferenza totale!

Il Rock and Roll
Questa canzone è ormai imprescindibile ad ogni concerto, anche perché come Moby Dick dei Led Zeppelin ci regala ogni volta uno splendido assolo di batteria dell'elvetico Christian Meyer.

La canzone Mononota
Ritorna dopo diciassette mesi dal suo debutto sul palco dell'Ariston, la canzone meno monotona di tutto il loro repertorio, nonostante sia fatta con una sola nota.

Secondo estratto dall'ultimo album (biango), la hit più ballata di ogni primo Maggio.

Parco Sempione
A chiudere (per finta) la serata è un'altra canzone onnipresente negli ultimi concerti del simpatico complessino.


Ritmo della sala prove
Dopo il classico e sempre odiato (da me) finto saluto e la richiesta di bis, il gruppo rientra proponendo il terzo (ed ultimo) estratto dall'album biango.

Il concerto finisce, questa volta veramente, con il più classico dei classici brani di chiusura dei loro concerti. Inneggiando a Panino.



Un concerto umido, tennistico a seconda dei punti di vista, che ha regalato (oddio, il biglietto l'abbiamo pagato) diciotto brani eseguiti in maniera pregevole.
Forse, dopo anni di onnipresenza ai loro concerti, inizio a notare una presenza ormai "fissa" di troppe canzoni. Con l'aggiunta del nuovo album diventa inoltre sempre più difficile poter ascoltare pezzi meno noti. Questa volta è andata bene a "Milza" e "Gimmi I." che, negli ultimi anni, sono sicuramente state cantate meno, però in questo concerto non ho avuto il piacere di ascoltare nessuna canzone del loro primo album: Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu.
Vedremo cosa ci proporranno al prossimo concerto.


sabato 9 novembre 2013

Lucca Comics & Games 2013

Finalmente, dopo anni di tentativi a vuoto, questo 2013 mi ha dato quel minimo di spirito d'iniziativa per organizzare un breve ma intenso viaggio verso il Lucca Comics & Games.



Vista la decisione dell'ultimo minuto, mi sono trovato costretto a prenotare un albergo a Firenze. In realtà la scelta è stata tattica in quanto avevamo, proprio dal capoluogo toscano, un passaggio in auto verso Lucca. 

Giovedì 31 Ottobre, nonostante un GRA in tema con Halloween (il traffico faceva veramente paura), subito dopo il lavoro io e la mia dolce metà ci siamo avventurati verso Firenze. L'hotel ci ha accolto benissimo offrendoci un comodo posto auto gratuito (pazienza fosse all'aperto); ottima cosa visto che a Firenze non esistono i parcheggi gratuiti.

Venerdì 1 Novembre, come d'accordo, la nostra coppia d'amici ci ha raccattato dall'albergo e ci ha portato verso Lucca. Dopo un parcheggio tattico ci siamo uniti alla fiumana di persone che iniziava ad invadere il centro storico. Presi i biglietti (oltre 100 metri di fila), ci siamo avventurati nel mega-padiglione ludico, in cui decine di stand ci offrivano giochi di ogni genere. La bramosia di comprare tutto era alta, ma il mio solito autocontrollo ha salvaguardato il portafogli. Se volete approfondire la varietà di stand e giochi proposti potete leggere questo post (cliccate qui).
L'unico acquisto è stato il bellissimo Galaxy Trucker, vecchio desiderio divenuto realtà visto l'ottimo prezzo. In tarda mattinata ci siamo accorti che la folla aumentava minuto dopo minuto e abbiamo deciso, dopo aver visitato tutti gli stand, di uscire e andare a cibarci prima del pomeriggio sonoro.

Fra le vie della città ovviamente eravamo circondati da cosplayers di ogni tipo: da quelli più semplici a quelli più sofisticati, da quelli più vintage ai più moderni. Un buon modo per rendersi conto di ignorare tantissimi manga e relativi cartoni animati. I miei preferiti sono stati questi.




Dopo un panino con la porchetta (non molto tipico di Lucca, ma utile a immagazzinare le calorie necessarie per sopravvivere a tutta la giornata) siamo tornati al palco, dove il nostro amico nel primo pomeriggio, insieme al gruppo degli Shin Bishoonen, ci ha deliziato le orecchie con un'ora e mezza di sigle dei cartoni animati.


Il gruppo si è divertito a proporre i loro brani preferiti, più o meno noti.


Molto divertente la sfida fra le due versione di Lady Oscar (per fortuna ha vinto la versione dei Cavalieri del Re!).


Molto toccante il momento in cui Lucca ha danzato sulle note "fisarmonicate" di Lupin III.



Alla fine del loro concerto ci siamo avventurati nell'area comics, al centro di Lucca, in cerca di un posto a sedere e di un albo speciale.



Alle 19:00 siamo ritornati di nuovo al palco, dove i I Raggi Fotonici & Friends hanno riproposto una carrellata di sigle in diretta su RadioAnimati.
Si sono così fuse le nuove sigle a quelle vecchie con le preziose collaborazioni di grandi interpreti del passato.
Claudio Maioli con la riproposizione della sempre stupenda sigla di Ken il Guerriero


Mauro Goldsand con le sigle di Carletto, il principe dei mostri


e la "prestigiosa" partecipazione di Alberto Tadini con le sigle di Atlas Ufo Robot



Alla fine del concerto, più imbucati che mai, abbiamo avuto l'onore di partecipare alla cena riservata ai musicisti. Le nostre gambe hanno gradito soprattutto la comoda sedia e, come capita in occasioni simili, la stanchezza si è fatta sentire subito. Dopo un pasto veloce e stupendi discorsi sulle sigle dei cartoni animati abbiamo affrontato il viaggio di ritorno verso Firenze. Il letto dell'albergo è stata la ciliegina sulla torta dopo questa splendida giornata.

Il mattino seguente, dopo una veloce passeggiata per il centro di Firenze, ci siamo regalati un ottimo pranzo alla Trattoria del Pennello!



Il rientro a casa è stato così più sopportabile!


sabato 27 luglio 2013

Igudesman and Joo ai Giardini della Filarmonica


Ci sono delle cose al mondo che meritano di essere viste, prima o poi. Spesso si tratta di monumenti, a volte di opere d'arte, in questo caso si tratta di Igudesman and Joo.




Per chi non conoscesse questi due geni della musica, questi video (è un link, cliccaci sopra!) potrebbero essere d'aiuto. Provare a descrivere ciò che fanno è inutile e complesso quanto descrivere un sapore o un'emozione: bisogna provarli. Il saper giocare con la musica (non solo quella classica) fa di loro dei veri e propri artisti moderni. Le loro invenzioni uniscono un talento sopra la media, una fantasia immensa e tantissima (auto)ironia. 
Il 26 Luglio, seduto comodamente al fresco dei Giardini della Filarmonica, ho potuto assistere al loro nuovo spettacolo: "And now Mozart".
In realtà il genio austriaco è solo uno spicchio del loro spettacolo di oltre due ore, che offre brani e rielaborazioni di tantissimi artisti: Bach, Schubert, Chopin, Mahler sono solo alcuni esempi.
Ammirevole anche la capacità di proporre i loro sketch in italiano.



Insomma, se nel loro tour europeo passano dalle vostre parti, non esitate!


giovedì 25 luglio 2013

Elio e Le Storie Tese in Villa Ada

Il 23 Luglio ho avuto il piacere di assistere alla tappa romana del Tour Biango di Elio e Le Storie Tese, svoltasi al delizioso laghetto di Villa Ada.


Il concerto è andato oltre le più rosee previsioni: sold out. Isola strapiena e chi si è ritrovato le porte chiuse ha assistito dalle sponde del lago, qualcuno addirittura è arrivato dall'Europa col gommone. Due ore di musica ad alti livelli. Un concerto eseguito da cinquantenni che suonano sempre con l'energia e l'intensità di un gruppo di giovani appena usciti dalla sala prove.
La scaletta, ovviamente, ha regalato molte canzoni estratte dal loro ultimo album contornate da classici brani e qualche gradito ritorno.

Intro Medley
Si inizia con un medley musicale in cui vengono shakerati molti pezzi de "L'album Biango" con un arrangiamento da brividi.

Servi della Gleba
La prima canzone ci riporta al loro secondo album, con l'inevitabile telefonata di Faso. Telefonata che gli permette di vedere il lato positivo nell'avere una scopa in culo per ramazzare la stanza.

Dannati Forever
Si apre la carrellata di canzoni del nuovo album partendo proprio da dove inizia l'album. Questo pezzo, più l'ascolto e più penso che avrebbe dovuto vincere Sanremo, ma si sa, al popolo bue se gli fai ascoltare più di una nota, si spaventa. Degno di nota anche il diabolico Mangoni a fine pezzo.

La canzone mononota
Si prosegue con la canzone tanto amata dal popolo bue, che viene apprezzata e cantata da tutta l'isola. Un vero tormentone. 

Lampo
Ho gradito ascoltare per la prima volta dal vivo questo pezzo da me molto amato. Il brano, poco noto a chi non ha ascoltato il nuovo album, ironizza sulla pressante e maniacale voglia dei fan di voler fare sempre foto (e video) con il simpatico complessino. Forse l'unica canzone in cui in pochi hanno osato scattare una foto! Inoltre, come se non bastasse, le luci dal palco hanno restituito tutti i flash ricevuti in questi trent'anni di carriera! Bellissimo il "giovane" Mangoni, parodia del fan dagherromane.

Il tutor di Nerone
Seneca diceva che la vita non è corta come sembra, ma non si può perder tempo in cazzate; se lo dice il tutor di Nerone, un po' di attendibilità l'avrà. Il giovane Carmelo (Vittorio Cosma, sostituto di Rocco Tanica in questo tour), scartato da Amici di Maria de Filippi ma voglioso di cantare, regala, non solo in questa canzone, una prestazione degna dei colleghi più noti al grande pubblico presente a Villa Ada.

Il ritmo della sala prove
Riascolto volentieri questo pezzo molto adatto al concerto. Un omaggio a chi, ai primordi, partendo dai cartoni di uova cerca di arrivare a sale molto più importanti.

T.V.U.M.D.B.
Pezzo ormai onnipresente, in cui Paola Folli mostra il suo talento e Mangoni regala il peperone sulla torta!

Come gli Area
Adorando gli Area, adoro questa canzone. Bello il loro omaggio e ricordo a un gruppo che in altre parti del mondo avrebbe potuto essere osannato e ricordato sicuramente molto più di quanto il popolo bue italiano abbia saputo fare finora.

Supergiovane
Quando sembra che stia per partire un coro gospel...
... parte invece Supergiovane con un'introduzione nuova e adatta al tipico cerimoniale di questo eterno scorno dei matusa.

El Pube
E all'improvviso parte una canzone tipo El Pube. Dopo tanti anni posso godermi il bellissimo campanaccio suonato da Cesareo e, come tradizione, iniziare i balli di fine concerto. Musica e testo travolgenti coinvolgono un pubblico forse poco preparato sui pezzi nuovi, ma prontissimo con questo grande classico. 

Discomusic
Si continua a ballare senza soluzione di continuità, passando dal ritmo caraibico alla discomusic, quella degli anni '70. 

Complesso del Primo Maggio
E riecco il vero tormentone primaverile. Perché è troppo facile fare il tormentone estivo. 

Il Rock and Roll
Versione già vista qualche mese fa a teatro, con l'introduzione cantautorale di Elio e la sua chitarra. Immancabili la struggente morte finale del Rock and Roll Mangoni e il bellissimo assolo di batteria di Christian Mayer.

Born To Be Abramo
Si ritorna tutti a cantare e ballare con questo finto pezzo di chiusura, ormai anche questo onnipresente ai concerti. 

Parco Sempione
Dopo la classica finta uscita eccoli tornare e regalarci due bis. Il primo è il sempreverde Parco Sempione con il rasta Mangoni più ballerino che mai.

Tapparella
Immancabile chiusura con coro e battito di mani. Forza Panino.

Un concerto ricco di risate e umidità. Tanta ironia da parte di Elio, soprattutto nel ridicolizzare i Club Dogo e la ridicola diatriba nata per una banale e condivisibile opinione dell'onesto Faso.
Chissà se un giorno, fra quarant'anni, un giovane gruppo talentuoso canterà "Vorrei suonare come gli Elio e le storie tese".
Ci si vede al prossimo concerto.