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sabato 22 marzo 2014

SatiristaS

Vi ricordate di Maurizio D. Capuano?
Come no?! Vi ho parlato di lui poco meno di due anni fa con questo post! 
Fra le varie cose utili che cerca di fare, una delle sue missioni è quella di diffondere la satira. Un piccolo Piero Angela della comicità intelligente. 
Uno dei suoi ultimi consigli è stato quello di leggere Satiristas. Si tratta di una raccolta di interviste a decine dei più importanti rappresentanti statunitensi (ma non solo) di una delle più complesse forme di comicità: la satira, principalmente nella forma dello Stand-up comedy.
Un interessante viaggio di oltre quarant'anni di comicità attraverso una trasversalità di voci e stili diversi: da Robin Williams a Stephen Colbert, da Bill Maher a George Carlin.
L'autore delle interviste, Paul Provenza, svela cosa si celi dietro la scrittura di uno spettacolo satirico, cercando di comprendere se e come un autore satirico possa influenzare il pensiero del suo pubblico. Le risposte ricevute fanno capire come ogni comico, in base all'esperienza e al periodo in cui è cresciuto, abbia costruito il suo stile e lanciato il suo messaggio. Unico comune denominatore è la mancanza di limiti imposti. Ogni intervistato ha evidenziato come la libertà di parola sia fondamentale e la censura sia solo l'esempio dell'incapacità di comprendere chi sia il vero bersaglio di un pezzo satirico.



Fra un'intervista e l'altra mi chiedevo come mai la satira non sia arrivata al grande successo in Italia. Nonostante molti comici o programmi si definiscano tali, la satira è un qualcosa che al massimo ci ha sfiorato. Daniele Luttazzi è stato l'unico esempio di autore satirico di successo. Anche se gran parte del suo materiale era estrapolato proprio dagli autori statunitensi, è stato l'unico a proporsi con una vera impostazione satirica. Dietro di lui il nulla. Tanti piccoli esempi ci sono (vedi lo stesso Capuano) ma nessuno che sia riuscito a imporsi al grande pubblico e, soprattutto, a imporre la satira come forma alternativa di comicità.
La maggior parte dei comici amano ottenere il massimo con il minimo sforzo: tormentoni, sberleffi e imitazioni sono ciò che spesso propongono e, forse, meglio sanno fare.
Possibile che il pubblico italiano sia così ignorante da non saper apprezzare qualcosa di più complesso ed edificante?




venerdì 14 febbraio 2014

Il Gene Egoista

Da pochi anni ho scoperto l'esistenza di un uomo che ignoravo completamente: Richard Dawkins. 


La grandezza di quest'uomo sta nel fatto di essere, oltre che un importante biologo, un bravissimo divulgatore scientifico. Da grande ignorante quale sono, ho sempre ammirato chi riesce a spiegare concetti molto complessi ai "profani". Molto interessanti i suoi documentari sulla religione e i libri a essa dedicati, ma oggi vi voglio parlare di un libro che da poco tempo ho finito di leggere, uno dei suoi saggi più famosi: Il gene egoista (nella sua edizione del 1989 arricchita con due capitoli aggiuntivi e molte note utili a spiegare ancora meglio la sua teoria).
La teoria incentra tutta l'evoluzione sui pool genetici, dando loro il ruolo principale nell'evoluzione di tutte le specie, dal brodo primordiale a oggi. Una teoria nata negli anni '70 che colpì e influenzò i genetisti di tutto il mondo. Molti oggi la considerano fondamentale perché spiega molto bene uno degli ingranaggi principali dell'evoluzione, ma allo stesso tempo la considerano non sufficiente. Gli ingranaggi pare siano molti di più e le dinamiche in gioco molto più complesse.
Mentre leggevo questo libro, la cui prima edizione è addirittura del 1976, ho pensato: "Perché scopro quest'uomo e la sua teoria solo ora? Perché a scuola nessuno me ne ha vagamente accennato?". Chissà, magari il professor Zurrida qualcosa avrà anche accennato e io nel frattempo ero in preda a film mentali mentre guardavo le nuvole, ma non credo, molti programmi scolastici si fermavano (quando andavo a scuola io) al XIX secolo. 
Ora, nonostante questa teoria sia oggi considerata "necessaria ma non sufficiente" (qualcuno osa dire addirittura superata), consiglio a tutti la lettura di questo saggio per tre buone ragioni:

- Leggere è sempre una buona ragione e, per chi legge solo romanzi, leggere un saggio che parla di realtà potrebbe essere ancora più affascinante.

- Al termine della scuola, la maggior parte della propria cultura riguardo la genetica si limita a Darwin con le sue Galapagos e Mendel coi suoi piselli rugosi. Il gene egoista, aldilà della sua teoria, riparte da Darwin e Mendel e ci riavvicina agli sviluppi più attuali delle moderne teorie genetiche, creando la base per tutto quello che è venuto dopo con decine di esempi reali inerenti animali e insetti di ogni tipo. 

- Il libro è scritto in maniera veramente semplice. Lo scrittore stesso ammette che nelle varie revisioni ha lavorato molto per rendere comprensibili a tutti i concetti espressi, per divulgare la sua teoria e tutto ciò che ne deriva nel modo più facile da apprendere anche per chi, come me, fosse un profano. 

Leggere questo saggio ritengo comunque sia propedeutico per tutte le letture successive sull'argomento, anche perché ormai tutti, nel bene o nel male, fanno riferimento al Gene Egoista.

giovedì 2 gennaio 2014

La Nuova Frontiera delle Stampanti 3D

Come promesso nel mio ultimo post, provo a scrivere un po' di più. E quale miglior modo di mantenere una promessa se non mantenendone un'altra?
Proprio mentre nella TV di fronte a me, su History Channel, si parla dell'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, vi scrivo di un libro che ci racconta come la stampa abbia acquistato una nuova dimensione: "La Nuova Frontiere delle Stampanti 3D".

Qualche settimana fa, sono venuto a conoscenza di questo piccolo libro messo a disposizione gratuita dalla ZOO3D in cambio di una recensione. 
Oltre ad aver gradito questo moderno sistema di scambio che bypassa la vile moneta, ho apprezzato questo breve ma intenso viaggio verso l'evoluzione della ricerca e produzione delle stampanti 3D. 

I continui e veloci sviluppi tecnologici sono sotto gli occhi di tutti, ma pochi sanno cosa è possibile stampare e come farlo. Tramite polimeri plastici si crea già di tutto: scarpe, giocattoli, soprammobili. Ma la fantasia sta diventando il solo limite; si sta infatti cercando di applicare la stessa tecnologia sia in campo culinario  che in campo biomedico, andando a ricreare veri e propri organi. 

L'autrice Marina Dimattia ci descrive quindi quello che potrebbe essere l'inizio di una nuova rivoluzione tecnologica, così come lo è stata quella di Gutenberg.



sabato 12 ottobre 2013

ZeroCalcare

Qualche tempo fa, in quella meravigliosa centrifuga di Facebook, apparve magicamente nella mia home il link ad un blog a me ignoto: ZeroCalcare (se clicchi per magia ti si apre il suo blog, non è colorato a caso).
Così come in casi simili, mi sono divertito a spulciare i suoi post, dai più vecchi ai più recenti, scoprendo e ammirando allo stesso tempo un genio contemporaneo del fumetto.
ZeroCalcare, come Ellery Queen, è sia lo pseudonimo dell'autore che il nome del protagonista delle storie. Nelle vignette possiamo scoprire le sue (dis)avventure nella vita contemporanea di una Roma molto italiana, nei suoi difetti e nei suoi pregi. Uno spaccato ironico (esilarante in molti casi) di un figlio degli anni '80, cresciuto fra Cavalieri dello Zodiaco e Mammuth (come ricorda anche Wikipedia nella pagina di Rebibbia, "...Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce un esemplare di Mammuth. Questo fatto è citato anche nel fumetto "La profezia dell'armadillo" del fumettista italiano, originario di Rebibbia, Zerocalcare...").
ZeroCalcare non è un figo, un figlio di papà o del consumismo, ma un ragazzo semplice che cerca di affrontare la vita facendo ciò che gli riesce meglio: disegnare.
Grazie al generoso regalo di mia moglie, ho avuto la possibilità di leggere le sue due prime opere in versione cartacea.


Una peculiarità del suo raccontare la vita è il rappresentare le sue emozioni in forma animalesca, dall'armadillo al polpo, o di cartone animato, come nel caso del saggio David Gnomo. Una versione fumettistica del telefilm "Ma che ti passa per la testa".
I due libri, come i suoi post, raccontano le tipiche esperienze infantili-adolescenziali che hanno segnato ognuno di noi. Quasi tutte le situazioni raffigurate, tipiche della vita scolastica e post-scolastica, ci hanno visto protagonisti o quanto meno spettatori. Ognuno di noi ha avuto a che fare con bulli,  secchioni, ricconi e disadattati. ZeroCalcare racconta però tutto ciò con sagacia, originalità e una grossa dose di autoironia.

Mi ha fatto riflettere come l'autore sia riuscito, a piccoli passi, ad arrivare ad una popolarità più che meritata, soprattutto grazie ad internet. Le sue storie attraggono la mia generazione perché esprimono le stesse paure, timidezze e difficoltà provate da molti di noi a cavallo di queste ultime decadi. ZeroCalcare ci ricorda quanto le persone siano molto simili, nonostante aspetto ed estrazione sociale diversi; ci ricorda come il talento e la capacità non vestano per forza di marca. Potremmo ogni giorno, in metropolitana, alla mensa o al pub sotto casa, aver di fianco un genio ed etichettarlo come uno qualunque solo perché non ha ancora trovato il mezzo per esprimere il suo talento.
ZeroCalcare lo fa con i fumetti e lo fa "fottutamente" bene.

mercoledì 1 maggio 2013

Effetto Disney

Negli ultimi decenni il mondo occidentale, sotto una massiccia dose di buonismo e amore, si è dimenticato cos'è la vita e si è auto-imposto di non parlare di certi temi, sicuramente poco allegri, ma presenti sotto il nostro naso ogni giorno. 
Morte, malattia, sofferenza, sesso, perversioni, scienza (giusto per fare alcuni esempi) sono quasi diventati argomenti tabù. 
Si può parlare solo di cose dolci, alla moda, belle e carine. Al massimo confortarsi e incoraggiarsi quando si è giù di morale, ma sempre con quel timore infantile nel parlare del perché si è giù di morale. Sussurrare il proprio problema, quasi vergognarsene. 
Le ultime generazioni sono state cresciute sotto una campana di vetro, senza che le loro famiglie si preoccupassero minimamente di spiegargli con calma quante atrocità e nefandezze siano presenti in questo mondo. 
"Sono troppo piccoli", "Lasciamoli ancora sognare" e altri frasi del genere vengono usate come scusa per non raccontare ai propri figli come funziona il mondo. Ma sì, lasciamogli credere a Babbo Natale, le fate buone e i supereroi. Stravolgiamo la realtà in una fiaba a lieto fine, come tutte le storie Disney! Le fiabe originali da cui molti lungometraggi Disney traggono ispirazione hanno una storia più cruda e macabra che, per una scelta puramente commerciale, è stata edulcorata per renderla più dolce e romantica.

Molti genitori hanno fatto e continuano a fare la stessa cosa, anche per esorcizzare le loro stesse paure. Non parlare di certi temi li fa vivere tranquilli, senza dubbi di sorta. Di conseguenza, molti giovani sono cresciuti con l'illusione che il peggio della vita sia ben  lontano dal loro mondo, auto convincendosi che la "normalità" sia la fiaba edulcorata.

Questo effetto Disney ha creato, di conseguenza, un effetto "spettatore" alle persone. Il massimo sforzo di milioni di persone in Italia (ma non solo) è l'ergersi opinionisti, soprattutto via web, di ciò che accade nel resto del mondo. La lettura dei fatti storici e di cronaca è però dicotomica.
Il ragazzino medio oggi non sa andare oltre il pro e contro. Non ne ha interesse e capacità. Il suo pensiero critico si ferma a quell'età in cui la massima distinzione è: bello o brutto, buono o cattivo. Non sa distinguere, analizzare, riflettere e creare una propria opinione ragionata. Il più delle volte tifa. E chi tifa ama tutta una squadra o la disprezza completamente. Non riesce a prendere una persona alla volta e crearsene un'opinione distinta. Troppo lavoro, troppa fatica.
Sei di un determinato partito? Sei una merda.
Sei di quell'altro gruppo? Sei un genio.
Ormai viviamo di apparenze, di casacche che ci fanno vestire i panni del Principe Azzurro o della Strega Cattiva.
Per non parlare della satira. Per questo pubblico il massimo della comicità è lo sberleffo o il gioco di parole (neppure troppo complicato). Sentire una battuta legata ad uno degli argomenti tabù crea immediatamente una chiusura mentale. Senza considerare il fatto che il solo dover avere un poco di cultura per capire il riferimento di una battuta satirica è improponibile per persone di questa fattura.
Per loro la vita è leggera. C'è poco da preoccuparsi, tanto alla fine vivremo tutti felici e contenti.
Forse.






sabato 27 aprile 2013

ZioMordeCane

Il web, tramite social network, siti e blog di ogni tipo, ci dà la possibilità di affrontare magnifici viaggi virtuali nell'intricata rete che lega tutti i cittadini del mondo. Nonostante qualcuno non l'abbia ancora capito, dietro ogni profilo facebook, ogni blog, ogni video porno, c'è un essere umano, c'è un'idea. Il web non è altro che un mezzo, potente, che ci permette di interagire e scoprire il mondo e, a volte, farci scoprire belle persone.
Non è assolutamente il caso di UomoMordeCane.

Qualche anno fa, tramite Facebook, un amico mi fece scoprire Spinoza, noto blog/forum satirico, in cui convergono buone idee, bravi autori, battute fantastiche e tante pecore, come ogni forum che si rispetti. Le battute a quei tempi non erano firmate. I migliori autori venivano però pubblicizzati tramite lo "Spinoza café", una sezione del sito in cui erano condivisi i post dei loro blog personali: fra questi, UomoMordeCane (si, lo so che ho già messo il link poche righe sopra, ma sappi che molti lettori non hanno ancora capito che le parole colorate sono dei link su cui si può cliccare con il mouse e scoprire tante cose simpatiche!).

UomoMordeCane esprime, con grande capacità e cultura, una cattiveria sociale mai banale. Ogni suo post, a prescindere dal tema proposto, è sinceramente cattivo. In molti casi mette a nudo la povertà etica del vivere quotidiano, che i media invece esaltano neanche fosse il tiramisù di Pompi (vediamo se con il link al tiramisù vi sentite più coraggiosi a cliccare!).
Il suo cinismo mi ha fatto innamorare di lui. Ho sempre apprezzato le persone schiette che non si pongono limiti nell'esprimere il loro pensiero, soprattutto se impopolare. Da anni combatto contro la triste convenzione sociale della "diplomazia". Quel continuo "si pensa, ma non si dice" che tanti genitori e nonni ci hanno insegnato per educazione. 
UomoMordeCane non solo ti dice quello che pensa, ma te lo urla in faccia. Ti mostra l'altro lato della verità, fa un sacco di cose insomma. 
La sua integrità morale, nel rispetto di una satira senza censure (ben aiutata da un carattere di merda), ha fatto sì che si allontanasse da Spinoza per approdare al progetto UmoreMaligno. Qui, insieme a una decina di suoi simili, ha spinto sull'acceleratore della satira, violentando le sinapsi di molti beoti, ignari del vero significato di ciò che leggevano. Questi omuncoli, inorriditi da ciò che non capivano, hanno indetto una sommossa popolare virtuale.
Anche se forse è inutile far notare a questi esseri il controsenso delle loro critiche, UMC ci prova con post come questo, anche se è dura spiegare concetti come l'inversione del soggetto a persone che fanno fatica a capire il concetto di inversione a U, a piedi.
Finisce così anche la sua avventura con UmoreMaligno e, proprio quando meno te lo aspetti, ecco il nuovo colpo di scena: UomoMordeCane - Il Libro.



Un'autobiografia intima e sporca, come il tampax di una scrofa, che ti stordisce a colpi di battute, riferimenti circolari e dialoghi impossibili. Peggio di una storia a bivi del Topolino.
Un lungo racconto che, cadenzandosi sui fatti di cronaca degli ultimi 40 anni, attraversa il meglio (quindi il peggio) della vita di UomoMordeCane. Nulla viene risparmiato, se non la banalità. Molto bello l'exploit finale in cui, con capacità, spiega il concetto di satira. Forse una mossa inutile considerando che chi ha comprato il libro sa già cos'è la satira.
Gli altri non sanno neanche come si acquista un libro online. 
Anzi, forse non sanno neanche come si naviga online.
Anzi, forse non sanno neanche cosa sia un libro.
Tenete conto che sono sempre quelli che non sanno fare inversione a U, a piedi.
Chi non l'avesse ancora fatto, si affretti ad acquistarlo. UomoMordeCane mi ha promesso che l'8x1000 fa 8000 e verrà devoluto alla chiesa cattolica musulmana. 
E se proprio non vi va di leggere, ci sono bellissime illustrazioni del bravissimo Matteo Bertelli. Come non le capite? Ma allora vi devo proprio sfondare i denti e suonarvi come maracas!

Tutto ciò che ho scritto è parzialmente vero, una mia personale ricostruzione. L'uso di LSD e spezzoni di Pomeriggio 5 hanno probabilmente distorto la realtà. Sta a voi scoprire la verità. Sappiate che si vocifera che UomoMordeCane non sia mai esistito, che sia l'unione di una serie di poeti minori dell'antica Grecia, che grazie a dei potenti obiettivi, forniti dalla Nasa, inscenò lo sbarco su una Duna, nel mare virtuale di Internet.

lunedì 10 dicembre 2012

Aperto tutta la Notte




Da pochi giorni ho finito di leggere un romanzo di David Trueba: Aperto tutta la notte.
Questo libro, dal sapore molto spagnolo, ci riporta in una Madrid degli anni '80, all'interno della nuova casa della famiglia Belitre. Una famiglia composta, oltre che dai genitori e dai nonni paterni, da ben sei figli maschi. Nonostante questa forte componente maschile, è la Donna a far da padrona in questa storia. L'amore che colpisce ogni componente della famiglia è il filo conduttore di un intreccio di vicende e colpi di scena in cui la famiglia Belitre, fra segreti e fantasie, si ritrova coinvolta. Una sconvolgente estate in cui, nonostante il retrogusto un po' amaro della storia, la famiglia sembra prima spezzarsi per poi stringersi attorno a sé.

Lo stile fresco e asciutto dell'autore coinvolge facilmente nella lettura e, nella sua semplicità, ci permette di vivere la storia come se fossimo dei vicini di casa curiosi di osservare questi bizzarri personaggi. Un libro che vi consiglio anche perché, nella sua brevità, potrete leggerlo velocemente in queste fredde notti invernali.

domenica 17 giugno 2012

Umberto Eco

Da tempo volevo dedicare un post ai romanzi di Umberto Eco. Riassumere le sue opere e il suo genio in un unico post però mi ha sempre intimidito. Inoltre la sua fama, a ormai 80 anni, non ha bisogno di essere ulteriormente pubblicizzata da un blog semi-demenziale come il mio, anzi, potrei quasi infangarne l'immagine parlandone bene. Ci provo comunque.



Umberto Eco è uno dei più affascinanti scrittori di cui io abbia mai letto qualcosa. Ciò che lo rende il mio autore preferito è il background culturale e il grande impegno nella cura dei particolari che dedica ai suoi scritti.
Da "Il Nome della Rosa" a "Il Cimitero di Praga" ogni sua opera è intrisa di storia, rivisitazioni storiche e cultura. Ambientati in epoche diverse, dal Medioevo ai giorni nostri, le sue opere sono dei veri e propri trattati di storia in cui si ritrovano i suoi protagonisti. Forse proprio questo rende la lettura in parte complessa e poco scorrevole. 
Fin da bambino ho sentito la tipica frase: "Eco o lo si odia o lo si ama". Effettivamente non si può commentare un romanzo di Eco con aggettivi banali. Apprezzo di più chi mi dice che lo ritiene "pesante" e che non ama romanzi complessi rispetto a chi chi lo reputa un autore pieno di sé, pronto a sfoggiare la sua cultura in ogni pagina. 
La vera differenza fra un romanzo di Eco e quello di altri autori storici è enorme: Eco inserisce una storia inventata in un'epoca storica, gli altri inseriscono un po' storia nei loro romanzi. Questo ovviamente non significa che lui sia meglio degli altri, ma sicuramente riamane meno commerciale e più raffinato nella sua scrittura.

A chiunque stia leggendo questo post non avendo mai letto un suo romanzo consiglio di iniziare da "Baudolino". Questo romanzo è a mio parere quello relativamente più semplice e scorrevole. Ambientato nel periodo a cavallo tra il 1300 e il 1400, il libro racconta la storia di Baudolino, dalla sua infanzia alla sua vecchiaia, e di tutte le sue avventure. Ovviamente anche Baudolino è inserito in un'epoca storica ben definita: da Federico I (Barbarossa) ai Templari passando per la leggenda del regno del Prete Gianni.

Il libro che consiglio di evitare, soprattutto se è il primo di Eco che vi capita fra le mani, è "L'isola del giorno prima". 
Questo romanzo è di sicuro il più ricco di filosofia e psicologia e le vicende narrate sono spesso statiche, quasi noiose per chi è abituato ai moderni thriller. Il protagonista è un naufrago che si ritrova nella strana situazione di essere bloccato in una "nave deserta" nei pressi delle isole Salomone. Fra i flash-back che riportano al passato del protagonista e i tentativi di salvarsi dalla nave, il romanzo si snoda spesso in riflessioni filosofiche e psicologiche dettate dalla mente sempre più disturbata del protagonista e resoconti marinari ricchi di dettagli non banali. A mio parere il suo romanzo meno riuscito.

Completamente diversa la mia opinione su "Il pendolo di Foucault": un romanzo a dir poco geniale. Uno dei pochi ambientato nei giorni nostri ma in cui si parla spesso di Medioevo. Eco, attraverso i protagonisti di questo romanzo, descrive infatti le assurdità di molte società segrete (dai templari ai cabalisti) che sono nate dal Medioevo a oggi, vittime della continua ricerca di disegni prestabiliti e complotti. Il romanzo, particolarmente attuale, sbeffeggia involontariamente tantissimi autori e romanzieri nati successivamente. Il più colpito è il noto Dan Brown che Umberto Eco ha così definito: "Dan Brown è uno dei personaggi del mio romanzo Il pendolo di Foucault, in cui si parla di gente che incomincia a credere nel ciarpame occultista... ...Dan Brown è una delle mie creature."
Se qualcuno ha lo stomaco più forte e vuole iniziare a interessarsi a Eco partendo da questo romanzo avrà tutta la mia stima. 

Sicuramente "Il nome della rosa" rimane uno dei suoi migliori romanzi, nonché il più famoso, l'unico da cui è stato tratto un film finora. 
Un giallo deduttivo ambientato nel Medioevo in cui i suoi protagonisti riprendono molto da vicino Sherlock Holmes e il suo compare Watson, ma più in generale tutti i progenitori della scienza deduttiva, sicuramente ben poco sfruttata nel periodo in cui è ambientato il romanzo.
La vicenda è ambientata all'interno di un monastero benedettino in cui una serie di misteriosi morti avvolge di paura e tensione la normale vita dei frati che lo popolano. I protagonisti dopo una lunga serie di colpi di scena riusciranno, nei sette giorni in cui si svolge la storia, a scoprire in un finale infuocato l'incredibile autore degli omicidi e il suo movente.
La sua similitudine a romanzi più commerciali non lo rende il mio preferito, ma è di sicuro un romanzo che consiglio a tutti.

"La misteriosa fiamma della regina Loana" è sicuramente il suo romanzo più particolare. Romanzo illustrato suddiviso in tre parti ben distinte. La storia si snoda attraverso la mente del protagonista: dalla confusione, alla ricerca, per arrivare infine alla totale fantasia. La storia infatti è incentrata sulla perdita della memoria del protagonista che lo porta a mischiare tutti le nozioni apprese durante gli studi. La seconda parte è così un inseguimento dei propri ricordi attraverso i propri libri, diari, dischi e quaderni che lo riportano nel periodo fascista in cui è cresciuto, fino ad arrivare al suo passato più recente. Insieme a Baudolino è uno dei romanzi più semplici da leggere, soprattutto nella sua prima parte, dove spesso la confusione del protagonista regala scene di involontaria ironia.

L'ultimo libro: "Il Cimitero di Praga", ci regala un vero e proprio romanzo storico ambientato nel XIX secolo in cui, a parte il  protagonista, tutti i personaggi sono realmente esistiti. La carriera di falsario del protagonista gli permetterà infatti di far parte di numerose vicende misteriose tipiche di quell'epoca ricca di sotterfugi, attentati e rivoluzioni.
La totale e fedele rievocazione di fatti realmente accaduti è forse il freno a una narrazione scorrevole. Il romanzo stenta così a catturare totalmente il lettore rendendo non facile la lettura.

Sono ben conscio che Umberto Eco è molto più di un semplice romanziere: i suoi esercizi di stile, i suoi saggi di semiotica e filosofia e i suoi articoli sono di quantità enormemente superiore ai suoi romanzi anche se, nonostante tutto, molti ricordano solamente il famoso articolo: "Fenomenologia di Mike Bongiorno".





giovedì 10 novembre 2011

La Principessa Sposa



Un simpatico collega di lavoro per il mio ultimo compleanno ha avuto la bella idea di regalarmi un libro: "La Principessa Sposa".
Non conoscevo questo romanzo e quando mi disse che si trattava del libro da cui era stato tratto il film "La Storia Fantastica" rimasi stupito. Quel film così stravagante e particolare non mi aveva mai dato l'impressione di essere tratto da un romanzo.
Leggendolo ho poi scoperto che le vicende narrate sono ancora più assurde di quelle viste nel film. Lo scrittore Goldman William nel romanzo parla di se stesso, raccontando di un libro che gli fu letto dal padre quando era bambino e di cui lui si innamorò. L'amore continuò anche durante l'età adulta, fin quando non scoprì che la trama non era esattamente quella che gli era stato narrata dal padre. Decise così di riscriverlo come lui se lo ricordava, riassumendo e tagliando alcune parti.
Ovviamente è tutta un'invenzione, il libro originale non è mai esistito così come il suo fantomatico autore. Grazie a questa idea la storia della principessa sposa viene raccontata e spesso interrotta non dalla classica terza persona onnisciente, ma dall'autore stesso. Ciò crea una strana empatia  tra il lettore e l'autore, rendendo allegra e veloce la lettura come raramente succede. Per la prima volta mi è sembrato di leggere un libro in compagnia di qualcun altro.

domenica 25 settembre 2011

Giorgio Faletti: Da Bagnacavallo a Dio



Uno dei primi programmi televisivi di cui ho memoria è Drive In, l'innovativo contenitore ricco di musica e colori che incantava milioni di italiani di ogni età.
Uno dei comici che più mi stupiva già da allora per il suo eclettismo era Giorgio Faletti. Molti ricordano solo il personaggio di Vito Catozzo, la guardia giurata sgrammaticata di facile impatto per il pubblico; alcuni ricorderanno anche Suor Daliso delle "Piccole Madri Addolorate del Beato Albergo del Viandante e del Pellegrino"; ben pochi però ricorderanno anche Carlino (il bimbo di Passerano Marmorito), il Cabarettista Mascherato o l'anticonformista Testimone di Bagnacavallo. Tutti personaggi ben diversi l'uno dall'altro, a testimonianza di una spiccata versatilità.
La sua evoluzione mediatica è stata ricca di sorprese. Dopo aver proseguito la carriera di comico partecipando ad altre trasmissioni, Faletti sbuca anche nel panorama musicale in qualità di autore e interprete di canzoni ben lontane da Vito Catozzo, fino ad arrivare al Festival di Sanremo 1994 in cui sfiorò la vittoria con quella che probabilmente è la sua canzone più famosa: Signor Tenente.



Continua a stupire anche quando nel 2002 viene pubblicato il suo primo romanzo: Io Uccido a cui seguono: Niente di vero tranne gli occhi, Fuori da un evidente destino, Pochi inutili nascondigli, Io sono Dio e l'ultimissimo Appunti di un venditore di donne (che ancora non ho letto).
In tutti i suoi libri si intravede facilmente l'intelligenza e la fantasia che per decenni l'hanno caratterizzato e allo stesso tempo si nota l'ispirazione ottenuta da autori come Grisham, King e Follett (solo per citarne alcuni).
Il piacere con cui le pagine scorrono e la storia si snoda fra i vari colpi di scena e le descrizioni del passato dei protagonisti è facilitata dall'Hollywood Style che sempre più viene usato da molti scrittori (Dan Brown ne è un maestro). I romanzi di questo tipo si distaccano dai grandi classici aiutando il lettore nella lettura di pagine ricche di dialoghi e ben poche descrizioni, libri pronti a essere facilmente trasposti  nella sceneggiatura di un film. Questo fa storcere il naso ai lettori tradizionalisti, ma allo stesso tempo ha (ri)avvicinato alla lettura persone che difficilmente avrebbero finito altri romanzi.

Nella mia personale classifica di gradimento dei suoi libri per ora all'ultimo posto si piazza Pochi inutili nascondigli: raccolta di racconti in stile noir fantasy dal retrogusto di Stephen King, che non ha mi ha appassionato in quasi nessuna delle sue storie.

Al penultimo posto si collocano ex aequo Io, Uccido e Niente di vero tranne gli occhi: vado forse controcorrente ritenendo che nei primi due romanzi Faletti non avesse ancora preso la mira giusta per la struttura dei suoi libri. Nel primo la tensione cattura il lettore per oltre metà della storia, andando alla ricerca dello psicopatico serial killer, poi ad un certo punto la trama deraglia, svelando con un colpo di scena l'identità dell'assassino a oltre 200 pagine dalla fine, rendendo noioso l'arrivo alla quarta di copertina; nel secondo romanzo l'assurda casualità di molti dei suoi eventi principali trascina la storia in qualcosa di troppo surreale, inoltre il finale lascia l'amaro in bocca dato che un buon poliziesco deve dare la possibilità al lettore di intuire l'assassino o il mistero prima che esso venga svelato. In questo romanzo invece ipotizzare chi fosse l'assassino era un'impresa a dir poco ardua.

Al secondo posto si piazza Fuori da un evidente destino. Romanzo in cui fin da subito si capisce che non si viaggia sui classici binari di un thriller, ma attraverso il presente e passato del protagonista, fino ad arrivare al suo evidente destino finale. Il tutto condito da un'ambientazione e da personaggi secondari che danno calore alle vicende narrate.

Al primo posto, ultimo arrivato fra le mie letture, si piazza Io sono Dio. Faletti in questa storia che parte da un passato non troppo lontano, riesce a trovare la giusta misura e i giusti tempi. Nonostante sia il romanzo più cinematografico, i personaggi non sono eccessivamente banali e la storia si dirama fino al colpo di scena finale (forse un po' scontato) in maniera scorrevole e priva di tempi morti o brusche frenate.

Ora sono curioso di leggere il suo ultimo romanzo, totalmente ambientato in Italia: Appunti di un venditore di donne. Chissà come si collocherà nella mia personale classifica.

domenica 21 agosto 2011

Il Tempo che Vorrei non aver Perso

Recentemente mi sono letto il quinto romanzo di Fabio Volo: "Il Tempo Che Vorrei".
Come gli altri quattro, anche questo è riuscito a lasciarmi di stucco. Ci si ritrova a leggere la storia di questi giovani personaggi la cui vita è quasi banale, come quella di tanti altri, per ritrovarsi, finito il libro, con la sensazione di non aver letto nulla di straordinario e aver perso solo tempo.
Per chi ama scrivere racconti e romanzi legger un libro come questo è spiazzante; analizzandolo con superficialità può sembrare che l'autore non abbia scritto niente di che e ci si chiede come possa aver successo. In realtà l'abilità di Volo è proprio riuscire a descrivere la storia banale dei suoi protagonisti utilizzando pochi e semplici ingredienti in maniera efficace e con la giusta misura, creando la giusta empatia con le loro stranezze e i loro pensieri filosofici.
Non è mica semplice!
Un po' come fare gli spaghetti alla bottarga; per gli inesperti può sembrare semplice, ma proprio i pochi ingredienti usati ti obbligano a sceglierli di buona qualità, con le dosi e i tempi giusti per arrivare a un gran risultato.
Poi se a qualcuno non piace la bottarga è inutile che si legga i romanzi di Fabio Volo.