domenica 21 agosto 2011

Il Tempo che Vorrei non aver Perso

Recentemente mi sono letto il quinto romanzo di Fabio Volo: "Il Tempo Che Vorrei".
Come gli altri quattro, anche questo è riuscito a lasciarmi di stucco. Ci si ritrova a leggere la storia di questi giovani personaggi la cui vita è quasi banale, come quella di tanti altri, per ritrovarsi, finito il libro, con la sensazione di non aver letto nulla di straordinario e aver perso solo tempo.
Per chi ama scrivere racconti e romanzi legger un libro come questo è spiazzante; analizzandolo con superficialità può sembrare che l'autore non abbia scritto niente di che e ci si chiede come possa aver successo. In realtà l'abilità di Volo è proprio riuscire a descrivere la storia banale dei suoi protagonisti utilizzando pochi e semplici ingredienti in maniera efficace e con la giusta misura, creando la giusta empatia con le loro stranezze e i loro pensieri filosofici.
Non è mica semplice!
Un po' come fare gli spaghetti alla bottarga; per gli inesperti può sembrare semplice, ma proprio i pochi ingredienti usati ti obbligano a sceglierli di buona qualità, con le dosi e i tempi giusti per arrivare a un gran risultato.
Poi se a qualcuno non piace la bottarga è inutile che si legga i romanzi di Fabio Volo.