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venerdì 21 giugno 2013

Tempo




In questi giorni vorrei scrivere tante cose, ma il caldo, il poco tempo e la mia famosissima Pigrizia mi hanno costretto a evitare il blog da ormai 15 giorni.
E dire che di idee ne ho avute tante. Idee che vorrei annotare in un post, come tutte le altre, per poi rileggerle un giorno. 
Idee banali, come la mia opinione sulla serie TV Touch, uno di quei flop inspiegabili che però ti spieghi se ti soffermi un attimo a pensarci.
Idee meno banali, come lo scrivere i nuovi capitoli di Fuga nel Silenzio e Delirium.
Idee poco banali riguardo ai contratti di lavoro,  ai contributi e ai TFR, che ti fanno sembrare la vita come un conto alla rovescia verso il nulla.
Idee molto interessanti, ma che a voi forse interessano poco, come la voglia sempre più forte di cambiare vita, creando una vita.

Tante cose insomma, ma non ne ho il tempo.

venerdì 2 novembre 2012

Il bello del Blog

Il bello di avere un blog è poter avere il tuo piccolo appartamento virtuale in cui puoi disporre le idee come più ti aggrada. Questo blog mi ha permesso di ideare, sperimentare, annotare e commentare tutto ciò che volevo quando volevo. 
Da sempre nella mia testa, ogni giorno, scrivo centinaia di post, però poi tendo a dimenticarli, a confonderli. Grazie e questo archivio ora posso rileggere pensieri che probabilmente avrei dimenticato se non li avessi trascritti qua. 
Questo blog è un luogo in cui posso, ad esempio, prendere appunti per potenziali racconti: "Fuga nel Silenzio" e "Delirium" sono due esempi. La cosa bella è che posso iniziare e interrompere quando voglio tutto ciò che inizio. Infatti, anche se apprezzo il commento, la critica o la semplice battuta, non cerco la notorietà. Non mi interessa inseguire perfetti sconosciuti per convincerli a seguire i miei pensieri, le mie idee. 
Se qualcuno li incrocerà sarà per un attimo, ognuno poi sceglierà se voler espandere o no quel momento. Ci sono milioni di blog, uno più interessante dell'altro, sarebbe sciocco pretendere che tutti si fermino ad ammirare le mie fantasie. Io stesso amo rimbalzare da un blog all'altro apprezzando maggiormente proprio quelli che, come il buco di una serratura, ti mostrano uno spiraglio della persona che si nasconde dietro quella porta.


domenica 25 dicembre 2011

Fuga nel Silenzio - 4 - La casa

Prima puntata: 1 - La Sorpresa
Puntata precedente 3 - La telefonata



Dopo la telefonata rimasi seduto sulla sedia della scrivania a fissare l'ulivo sempre più scuro nella penombra dell'imbrunire. Un cocktail di pensieri mischiati a ricordi occupava il mio cervello. L'Amico era riuscito a rievocare un passato non troppo remoto e io l'avevo rievocato a Riccardo, ma se qualcun altro avesse saputo sarebbe stato ancora peggio.
Erano passati sei anni da quando mio fratello morì. Avevamo passato la nostra infanzia dentro questa casa, insieme ai nostri genitori. Nonostante fosse più grande di me di qualche anno eravamo inseparabili. Uno era il miglior amico dell'altro, fin quando non litigammo furiosamente e lui decise di andar via.
Aveva 17 anni, io 14. Dopo qualche anno andai via anche io, mi trasferii in città e iniziai a lavorare presso un piccolo giornale locale. Stefano, mio fratello, non mi rivolse la parola fino a quando non morirono i nostri genitori. Erano passati 10 anni dal litigio e tante cose erano successe in questa casa. Una casa improvvisamente rimasta vuota. Muta. Nelle stanze più interne il silenzio era quasi assoluto. Proprio questa tranquillità mi catturò. Dovevo far di tutto per avere questa casa, questa tranquillità. E lo feci. Ora qualcuno voleva spezzare quel silenzio. Graffiare con le unghie la mia serenità. Purtroppo non potevo fare quasi nulla. La cosa più sensata era attendere. Forse l'Amico aveva proprio l'obiettivo di risvegliare i miei fantasmi e, come un domino, vedere come da solo mi sarei distrutto.

giovedì 20 ottobre 2011

Fuga nel Silenzio - 3 - La telefonata

Prima puntata: 1 - La sorpresa
Puntata precedente: 2 - La lettera




Cercai nella scrivania la vecchia rubrica dove per anni avevo conservato pochi ma importanti numeri di telefono.
La maggior parte consisteva ancora in numeri di telefonia fissa. Numeri che potevano essere ormai disabilitati.
La rubrica conteneva così pochi numeri da sembrare ancora nuova.
Arrivai alla R. In quella pagina c'era solo un nome: Riccardo. Seguito dal suo numero di casa.
Composi il numero.
Uno squillo.
Un altro squillo.
Riccardo abitava ancora in quella casa? Erano almeno cinque anni che non avevo sue notizie.
Terzo squillo.
La sua tipica voce roca spezzò a metà il quarto squillo.
- Pronto. Chi è?
- Ciao Riccardo, sono Andrea.
- Andrea chi?
- Il tuo ex vicino di casa.
- .....
- Non ti ricordi più di me?
- Il problema è che mi ricordo fin troppo bene di te...
- Spero tu ti ricordi tutto, non solo le cose brutte.
- Mi ricordo tutto. Tutto ciò che merita di essere ricordato. Come mai ti fai vivo dopo tutti questi anni?
- Avrei evitato volentieri di rituffarmi nel passato. La tua voce è come uno scrigno che rievoca solo incubi.
- Mi spiace. Ho accettato la tua fuga e non ti ho più cercato, perché ora mi richiami?
- Qualcuno mi ha scritto una lettera facendomi capire che sa tante cose di me, troppe e temo voglia farle sapere anche ad altri.
- E non sai chi è?
- Si è firmato "Un Amico" e tu ben sai quanti pochi amici ho.
- Quindi ora pensi che sia stato io?
- No. Assolutamente. Per questo ti ho chiamato. Sei l'unico di cui mi possa fidare. Però voglio sapere se tu hai parlato con qualcuno di me e di ciò che è successo.
- No, con nessuno. Chi sapeva oltre a noi?
- Ben pochi, soprattutto fra quelli che ancora possono parlare...
- Cosa intendi fare? Li vuoi cercare?
- Non lo so. Però, proprio ora che ho ritrovato un po' di serenità in questa casa, non voglio ritornare a lottare contro i miei scheletri.
- Vuoi che venga lì?
- No! Per ora no.
- Tu hai parlato con qualcuno di qualcosa?
- Non parlo con qualcuno da tempo, se non per lavoro.
- ...
- Grazie Riccardo. Scusami per il disturbo. Se per caso succedesse qualcosa, potresti chiamarmi per favore?
- Si, ti richiamo a questo numero. Anche tu fammi sapere. Ora che hai rispolverato questi ricordi hai incuriosito anche me. Stammi bene.

Click

martedì 4 ottobre 2011

Fuga nel Silenzio - 2 - La lettera

Puntata precedente: 1 - La sorpresa



Quando presi la busta notai subito l'assenza del francobollo e di timbri. Qualcuno aveva messo di proprio pugno nella cassetta della posta di casa mia quella lettera. Nella parte esterna c'era solo il mio nome. Nessun mittente.
Solo il mio nome: Andrea.
La busta conteneva un solo foglio, stampato tramite un computer.
Poche righe, ma importanti:

Caro Andrea,
immagino che in questo momento sarai seduto sulla tua poltrona preferita, vicino alla finestra. 
Le tue abitudini in questi anni sono cambiate poco e pensi che il tuo eremo possa proteggerti per sempre.
Molti non sanno neanche chi sei in realtà, eppure vivono lì, a pochi metri da te.
Sei morto per loro e per chi ti conosceva e neanche te ne rendi conto: pensi di stare bene ma non è vero!
Io voglio aiutarti.
Io voglio farti rivivere.
Voglio darti la possibilità di rivedere il mare, quel mare che non avresti mai voluto abbandonare e invece...
Devi smetterla di nasconderti e visto che da solo tu non ci riesci io ti darò una mano. 
Anche perché è giusto che tutti sappiano la tua storia e, soprattutto, che tu esca allo scoperto.

                                                             Un Amico


Non ho mai avuto tanti amici ed ero convinto che non lo fosse neanche l'autore di quella lettera.
Eppure sapeva tante, troppe cose sul mio passato e il mio presente.
Dovevo fare una telefonata.


martedì 27 settembre 2011

Fuga nel Silenzio - 1 - La sorpresa



Il pomeriggio stava lasciando posto alla sera e a testimonianza di questo l'ombra dell'ulivo si allungava dalla finestra fino alla mia scrivania: una meridiana naturale che nel periodo autunnale mi segnalava quando potevo prendermi una pausa. In quelle settimane il lavoro era talmente esiguo che la pausa coincideva con la fine del lavoro stesso. Nonostante in casa ormai fossi rimasto solo e senza troppe distrazioni, non amavo dilungarmi troppo nel lavoro. Gli anni in cui rimanevo fin dopo la mezzanotte assorbito dal computer erano passati e ormai potevo gestire in maniera umana i miei orari. Staccare e dedicarmi a un buon romanzo era ormai diventata una droga, anche perché era l'unico modo per uscire, almeno con la fantasia, da quella che più che una casa era diventata la mia prigione.
Mi alzai e mi avvicinai alla vetrata per ammirare il sole che si nascondeva all'orizzonte dietro i rami dell'ulivo, un albero che aveva visto crescere tante cose attorno alle sue radici: cemento, odio, invidie e solitudine. Nonostante tutto sembrava indifferente e si mostrava baldanzoso a chiunque lo osservasse. Notai che la mia domestica stava stranamente rientrando verso casa mia: di solito a quell'ora faceva il contrario. La sua professionalità la rendeva quasi invisibile ai miei occhi e la sua precisione negli orari era perfetta ogni giorno. Ormai lei, oltre a me, era l'unica che calpestasse i pavimenti di quella casa troppo grande per una persona sola. Pensai che avesse dimenticato qualcosa e stesse rientrando a prenderla.
Non aveva dimenticato nulla.
Cercava me.
Aveva notato nella cassetta della posta una lettera per me. Una lettera senza francobollo. Una lettera che avrebbe cambiato il mio futuro!