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mercoledì 11 maggio 2016

Elio e Le Storie Tese in Palalottomatica

Dopo quasi due anni dall'ultimo concerto, la distanza con Elio e le Storie Tese si riduce nuovamente ai minimi termini. Ho infatti avuto il piacere di assistere alla tappa romana del loro ultimo tour "Piccoli Energumeni".



Le aspettative erano tante e, come sempre, non sono rimasto deluso. Dopo aver trovato posto a due passi dal palco mi metto comodo in attesa del più bel concerto che abbia mai visto, ma solo perché mi sono perso tutti quelli dei Pink Floyd.



Già dall'allestimento del palco si intuisce che sarà molto più di un concerto. Si inizia infatti con un video che ci mostra un piccolo assaggio di quello che sarà il primo film documentario dedicato al simpatico complessino: Filmini.

Distratti dalle immagini quasi non ci accorgiamo dell'arrivo del gruppo sul palco. Si parte subito con un loro classico.


Bravi, l'avete capito dalla foto. Si parla di "Servi della gleba".

Elio presenta velocemente il gruppo, facendoci notare l'assenza di Rocco Tanica e, in sua sostituzione, la presenza di Vittorio "Carmelo" Cosma.
Si prosegue subito con una delle mie canzoni preferite: "Burattino senza fichi", seguita da una bella rivisitazione di "Mio cuggino" al cui interno la bravissima Paola Folli ci dimostra il suo talento, come se ce ne fosse ancora bisogno, con una particolare versione della sigla di "Heidi".


Neanche il tempo per rifiatare che si passa alla canzone successiva.



Esatto, avete capito anche questa solo guardando la foto. Siete fortissimi. Un'altra delle mie canzoni preferite: "Essere donna oggi". Tutte le esibizioni sono accompagnate dalle immagini dei tre mega schermi alle loro spalle che riproducono dei video in parte inediti. Dal mio posto quasi mi distraggono dalle canzoni, ma intuisco che per chi si trova nel terzo anello sono un'ottima trovata.

Dopo un inizio totalmente anni '90 si arriva ai giorni nostri; ci viene proposta una canzone tratta dal loro ultimo album, Figgatta de Blanc: "Ritmo sbilenco".

Si rimane nel terzo millennio con un must dei loro ultimi concerti: "Parco Sempione". Proprio durante questa esibizione mi accorgo che non è ancora apparso sul palco l'artista "a sè" Mangoni.

Nella canzone successiva vengo accontentato.


Si stava infatti preparando per un'intensa interpretazione di "Super Giovane".


Il concerto arriva alla prima svolta. Elio infatti ci annuncia che avremmo iniziato a ballare con le canzoni successive. Si parte subito forte con un'altra delle mie canzoni preferite: "El Pube". Sì lo so, ho tante canzoni preferite.

Poi a sorpresa il batterista svizzero Christian Meyer scende dal suo trono di piatti e conquista il centro del palco cacciando i suoi colleghi e rivelandoci la sua doppia vita.


Suonando una batteria elettronica ci trasporta nella sua "Discoteca Svizzera".


Oltre alla sorpresa musicale ci gustiamo anche un bellissimo balletto di Mangoni e il suo inaspettato corpo di ballo.


Il gruppo rientra e si continua a ballare con un altro must: "Pippero".


La parte dance continua alternando nuove e vecchie canzoni: "Vacanza alternativa", "Discomusic", "China disco bar" e "Born to be Abramo" dove Elio ci chiama all'appello facendoci alzare per ballare con Mangoni e le sue ballerine.

Finita la parte dance si passa al Rock. Ovviamente si inizia con "Il Rock and roll".


Come sempre il rock prende vita e si incarna in Elvis Mangoni.

Quando si parla di rock non possono mancare le classiche "John Holmes (una vita per il cinema)" e "Cassonetto differenziato". Nell'ultimo album il rock è ben rappresentato da "Il Rock della Tangenziale" e "Il primo giorno di scuola" che il gruppo ci ripropone con un Angus MYuongoni immortalato mentre ci delizia con le sue dolci movenze.


Si prosegue con un altra hit storica: "Uomini col borsello (ragazza che limoni sola)" per arrivare alla sorpresa parzialmente annunciata. Entra infatti il nuovo vincitore del concorso per sostituire Rocco Tanica. Si tratta del "giovanissimo" Sergio.

Si riparte da "Plafone" ed è subito pelle d'oca.

Il giovane Sergio si dimostra in gamba oltre che somigliantissimo a Rocco Tanica. Ci svela poi di avere un rapporto particolare con Carmelo con cui canta una particolare versione di "O mia bela madunina".

Si passa poi a "T.V.U.M.D.B." e al suo immancabile peperone.


Il giovane Sergio-Rocco ci regala una delle sue ultime creazioni: l'internazionale "She wants", accompagnato da un fantastico trio, allegro e pieno di brio.


Si ritorna di nuovo indietro nel tempo e riappare il più bel boschetto della storia musicale italiana: "Il vitello dai piedi di balsa" con "Il vitello dai piedi di balsa reprise".


Nell'ultimo concerto (speriamo di no) di Rocco Tanica non poteva mancare forse la sua canzone più famosa: "Shpalman".


E poi, all'improvviso, ci salutano spegnendo le luci del palco. Non tardano ad arrivare le urla del pubblico per un loro rientro. Ed effettivamente rientra qualcuno: Mangoni.


I suoi virtuosismi vocali danno il tempo alla band di riprendere fiato e tornare più carichi di prima, pronti ad un bellissimo... duetto. Elio e Rocco ci regalano infatti "Cara ti amo (risvolti psicologici fra giovani uomini e giovani donne)".


Rocco ci saluta commosso e si capisce che siamo in chiusura, anche se loro non se ne accorgono; infatti dopo quasi tre ore di concerto cantano e suonano come se fossero freschi e riposati la geniale "Complesso del primo maggio".



In questo concerto ricco di sorprese non poteva mancare il doppio saluto. A sorpresa infatti il complesso sparisce nuovamente dal palco per riapparire dopo pochi minuti e regalarci la buonanotte con la classica chiusura: "Tapparella".



Un concerto ricco ed entusiasmante con molte chicche che volutamente non vi ho voluto anticipare. Il consiglio ovviamente è quello di andare a guardarvi una delle prossime tappe del tour. Se le mie foto non vi sono bastate gustatevi anche queste.



venerdì 24 aprile 2015

Riflessi

Rientro a casa dopo le classiche otto ore lavorative di ogni giorno; riesco a prendere la metropolitana al volo. Mi infilo a fatica fra le due file di posti a sedere che separano le due porte del vagone. Ormai è sera. Buio nel cielo come nei pensieri di chi si incontra nella solita metropolitana sempre troppo piena.
Mi ritrovo così ad osservare i volti riflessi dal vetro situato sopra i sedili. La calca fa sì che i volti non siano pochi. 

Al mio fianco una donna di mezz'età guarda oltre il vetro. I suoi boccoli biondi sono lo scudo contro gli sguardi degli altri. In pochi notano i suoi occhi stanchi e pieni di ansia. Sa che al suo rientro a casa non terminerà le sue fatiche, anzi, una cena da preparare e una famiglia da gestire potrebbero essere per lei il vero lavoro. Il suo sguardo corre ben oltre, spinto dalla preoccupazione per i suoi figli. 
Al suo fianco un giovane ragazzo in giacca e cravatta si mantiene con decisione al tubo orizzontale che sovrasta le nostre teste. Il suo aspetto impeccabile denota sicurezza, fiducia nelle sue capacità. Non ha bisogno degli altri. I suoi occhi non si schiodano dal suo smartphone. Il resto è invisibile per lui. Si protegge con il suo conformismo e nella sua carriera vede l'unico percorso da intraprendere.
Non nota neanche la giovane e bella ragazza al suo fianco, nonostante il suo zaino ingombri eccessivamente il poco spazio. La sua serenità fa intuire come sia una matricola universitaria all'inizio di un lungo viaggio ricco di possibilità e speranze. I suoi occhi osservano tutto ciò che sta attorno a lei aiutandosi con i riflessi del vetro. Studia tutto: dalle mani che stringono con forza le sbarre, ai corpi che si incastrano nello spazio ridotto del vagone. Siamo per lei figure irregolari che occupano uno spazio. Non siamo persone senzienti. Non si accorge neanche dello sguardo fisso del ragazzo al suo fianco: un giovane arrogante, sicuro del suo bell'aspetto e dei suoi capi firmati. Talmente sicuro di se stesso da non porsi alcun problema nell'ostentare lo sguardo sulla avvenente universitaria. Anzi, quasi è infastidito perché lei non si accorge di lui. Com'è possibile che lei non abbia notato la sua perfezione?
Di lui si è accorto invece un anziano dall'occhio giovane. Un signore che, come me, attraverso i riflessi del vetro, osserva i quattro personaggi che ci separano. 
Chissà se i suoi pensieri sono gli stessi miei. Chissà se anche lui sente l'enorme solitudine che affolla questa metropolitana.



sabato 31 gennaio 2015

A proposito dei propositi

Poco più di un anno fa scrissi un post (http://zioykaro.blogspot.it/2013/12/buoni-propositi.html) in cui valutavo il 2013 e, soprattutto, mi davo dei buoni propositi per il 2014. 
Non ho intenzione di darmi dei buoni propositi per il 2015, ma vorrei chiudere il post precedente valutando, punto per punto, quanto sono riuscito a conseguire quegli obiettivi. 

Leggere di più
Parto subito bene visto che, grazie all'aiuto degli eBook, ho letto molto più di quello che io stesso mi sarei aspettato. Da Richard Dawkins a George R. R. Martin passando per Julian Barnes sono riuscito a dedicare il tempo che ritengo giusto venga dedicato a questa attività.

Informarmi di più, informarmi meglio.
Anche qua posso essere contento di come sia riuscito a individuare blog e siti che, a mio parere, riescono a informarmi al meglio sui più svariati argomenti. A questi blog nelle prossime settimane dedicherò un post a parte.

Film
Avendo un cinema a dieci metri da casa ho avuto la possibilità di vedere molto (forse troppo) di ciò che è uscito nelle sale nell'ultimo anno. Non sono però riuscito, come avrei voluto, a vedere tanti classici della storia del cinema che ancora mi mancano.

Serie TV
Anche qua avrei potuto fare molto meglio, ma, è risaputo, occorre molto più tempo per vedere una serie TV di quanto ne serva per un film, soprattutto se nello stesso tempo si vogliono fare altre decine di cose (tra cui lavorare e dormire).

Giocare ai giochi da tavolo
Su questo punto il 2014 ottiene il massimo dei voti. Non solo sono riuscito a modellare al meglio il vecchio gruppo ludico ma siamo riusciti (io e mia moglie) a vincere la timidezza e, come descritto in un post dei mesi scorsi, entrare nel gruppo ludico del GiocaXIII con cui ogni venerdì abbiamo la possibilità di imparare tanti giochi e, soprattutto, divertirci con ottime persone.

Frequentare di più le persone con cui mi trovo meglio e meno le persone con cui mi trovo peggio
Sotto questo punto di vista il 2014 mi ha permesso di notare e migliorare alcune sfumature del mio modo di relazionarmi con amici e colleghi. Oggettivamente forse è peggiorata la situazione, soggettivamente è migliorata.

Prolificare
Il nucleo familiare conta ancora due, quindi c'è ancora tanto da fare!

Iniziare a esplorare meglio i bellissimi luoghi che mi circondano.
Questo è uno dei punti più lacunosi. Accampando tutte le scuse più banali del mondo abbiamo "esplorato" molto meno di quanto meriterebbero Roma, Fiumicino e la provincia in generale. 

Scrivere più spesso in questo blog.
Anche qui, nonostante tante bozze e idee, i post dell'intero 2014 sono ulteriormente diminuiti rispetto agli anni precedenti. Vero è che alcuni dicono sia sempre meglio leggere che scrivere, ma per quanto mi riguarda spesso dar forma ai pensieri mi aiuta a interpretarli meglio, ragionarci e correggerli.

Ultimare il romanzo
Il pensiero l'ho avuto, la voglia un po' meno. Il file sta ancora lì dov'era.

Giocare un po' di più e un po' meglio a Poker Texas Hold'em
Ho diminuito sensibilmente l'interesse a questo gioco. Mi attirerebbe giocarlo molto più dal vivo, dal PC ormai preferisco fare tante altre cose.

Dormire meglio
Un po' meglio va, ma mica tanto. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento.

Colmare le lacune musicali
Grazie a Spotify sono riuscito ad ascoltare tanti album e artisti che da tempo desideravo sentire.

Sorridere
Su questo ormai sono quasi un maestro. Nonostante tutto lo schifo che ci sovrasta riesco sempre più a focalizzarmi sulle poche ma importanti cose belle che mi circondano ed esserne felice. Grazie a questa serenità riesco a divertirmi in ogni occasione e so sempre sfoderare il mio sorriso a zero denti. 

Smettere di fare elenchi
Ecco. Dovrei applicarmi un po' di più...






sabato 13 dicembre 2014

John De Leo in Casa del Jazz

Tanti anni fa, precisamente nel 1999, vidi per la prima volta i Quintorigo sul palco del Festival di Sanremo, un gruppo diverso dal solito, con una canzone molto particolare di cui mi innamorai subito: "Rospo". Originali e coraggiosi nel proporre musica ricercata e ben lontana dalla banalità commerciale, mi hanno fatto apprezzare i loro primi album. Amavo soprattutto la voce di John De Leo, tecnicamente una delle più complete nel povero panorama italiano e quando lasciò il gruppo mi innamorai del suo primo album solista: "Vago Svanendo". 
Dopo sette anni, scopro, grazie alla trasmissione televisiva #Gazebo che il grande John ha pubblicato un secondo album "Il Grande Abarasse", ma soprattutto scopro che Giovedì 11 e Venerdì 12 Dicembre sarebbe stato ospite della Casa del Jazz. 

Non mi faccio sfuggire l'occasione e con l'amico Riccardo partecipo all'evento del Giovedì. Come spesso accade in questi casi, ho l'occasione di scoprire una nuova location romana: la Casa del Jazz, creata da una villa confiscata a un boss della Banda della Magliana e trasformata in un'area per concerti ed eventi.



La bella e accogliente sala crea la giusta atmosfera per un concerto in cui viene riproposto il concept album incentrato sui vari punti di vista degli abitanti di un palazzo in cui un'esplosione improvvisa si frappone alla quotidianità dei vari inquilini. 
John De Leo canta e dirige il gruppo di sette musicisti con sguardi, movimenti e gesti che creano involontariamente un balletto che accompagna un concerto ricco di musica e alchimie sperimentali che di rado vengono proposte da artisti italiani.


Ospite in prima fila, ma anche protagonista in due dei brani proposti, è lo scrittore Stefano Benni che si presta a leggere degli spezzoni del romanzo "Linea d'ombra" di Joseph Conrad che caratterizza uno dei brani dell'album: "The Other Side of a Shadow". Si ripropone poi nell'ultimo brano "Muto (come un pesce rosso)" improvvisando un dialogo con John De Leo incentrato sulle ultime notizie di cronaca romana, accusando il cantante di essere stato immortalato in una foto con Alemanno e Allevi. Uno scandalo farsi ritrarre insieme a due non musicisti. 



Una serata più unica che rara che mi ha permesso di gustarmi dal vivo uno dei più originali e interessanti artisti musicali italiani.




martedì 18 novembre 2014

Ancora Giochi

Rieccoci qua, reduci da un week end ricco di tanti altri giochi. Infatti sabato dopo l'ormai consueta serata del venerdì con il gruppo di GiocaXIII, io e la mia dolce metà siamo partiti verso le fredde lande di Orte per una nuova GobCon.
Andiamo con ordine. Venerdì sera decidiamo di non far troppo tardi quindi ci limitiamo a due giochi abbastanza veloci da noi mai provati: Euphoria e King of Tokyo.
Entrambi sono giochi in cui i dadi sono i protagonisti. Il primo è un gioco pubblicato nel 2013 ambientato in un futuro distopico. Nonostante i dadi, la fortuna ha un impatto decisamente minimo. La durata limitata invoglia a essere rigiocato. Il secondo è invece un gioco ormai diventato un classico che ricrea un Royal Rumble fra i mostri tipici della letteratura e cinematografia giapponese. Un gioco veloce, simpatico che si adatta ad ogni età. 

Sabato mattina, con poche ore di sonno alle spalle, raggiungiamo il solito agriturismo, trovando già un folto gruppo di persone impegnate a giocare. La maggior parte di loro era reduce dai due grandi eventi ludici autunnali: Essen e Lucca. Quindi c'era l'imbarazzo della scelta fra i giochi da provare.

Per nostra fortuna troviamo anche qualcuno libero che ci propone una partita a Hyperborea: gioco italiano, molto interessante, non complesso, con la simpatica caratteristica del "cubetto Building". Sicuramente un gioco che vorrò riprovare. 

Finiamo poco prima di pranzo, giusto in tempo per sentire proporre una partita a Kanban! Io non mi lascio scappare l'occasione e ci predisponiamo a giocare al più bel gioco che abbia provato in questa GobCon: un intricato gestionale ambientato all'interno di una casa automobilistica giapponese (ogni riferimento alla Toyota non è puramente casuale). Nonostante qualche errore nell'interpretazione di alcune regole, la meccanica principale del gioco mi cattura e affascina come di rado era capitato ultimamente. Il gioco finisce anche relativamente in fretta.



Abbiamo così il tempo di predisporre un altro tavolo, questa volta di Alchemist, l'unico gioco che avevo già provato (anche se solo una volta). Rigiocarlo mi ha fatto apprezzare ulteriormente il gioco, confermandomi però come mi diverta molto più a risolvere l'enigma logico degli 8 ingredienti da abbinare alle 8 molecole, che a tentare la vittoria.

Non avevamo ancora finito Alchemist che era pronto un tavolo di Avalon ad aspettarci. Finalmente provo questa evoluzione di The Resistance (gioco a me molto caro). Un tipico gioco con ruoli segreti in cui i buoni devono individuare i cattivi. Un'ottima fusione tra le meccaniche snelle e veloci del gioco base (in cui non c'è bisogno di un moderatore esterno e non ci sono eliminazioni) e tanti ruoli, in stile Lupus in Tabula, che permettono a molti di sapere qualcosa anche se non tutto. Partita che mi diverte parecchio, anche se ritrovandomi a fare Merlino (il personaggio più importante fra i buoni), non sono stato capace di far valere le mie teorie tra i miei compagni, sovrastato dai "cattivi" che con maggiore esperienza, hanno tenuto banco per tutta la partita. Fra di loro si celava anche mia moglie che ha permesso la vittoria finale della sua squadra con abili mosse strategiche.

Finito Avalon, si spende qualche minuto per le tipiche analisi post partita e poi si va a dormire (noi, molti altri sono rimasti lì a giocare fino a tardi!).

La mattina, dopo una buona colazione e un poco di indecisioni, riesco a intrufolarmi in un tavolo di Zhanguo: simpatico e interessante gioco card-driven ambientato nell'antica cina anche se realizzato da due italiani (anche questo è da riprovare). 

Finiamo poco prima del pranzo e così, avendo una mezz'ora libera, mi fanno provare Splendor. Gioco che vedevo spesso ultimamente, ma non riuscivo mai a giocare. Un po' mi ha deluso, ma sicuramente è un ottimo filler.

Dopo pranzo ho avuto il piacere di giocare a un bellissimo cooperativo: "Imbusta le carte di Arkham Horror". Ci siamo infatti ritrovati a disimballare l'espansione di un bel gioco che avevo sentito nominare spesso: Arkham Horror. Purtroppo le operazioni di preparazione della plancia e la spiegazione si sono dilungate, non permettendoci poi di completare la partita al gioco. Dovremo rimediare al più presto!

Ottimo week end che, come l'altra volta, spero di poter replicare il prima possibile.

sabato 8 novembre 2014

Stefano Bollani in Teatro Argentina

Nel 1999 uscì un album di Elio e le Storie Tese (Craccracricrecr) che, fra le varie perle, conteneva il brano "La bella canzone di una volta" con una particolare introduzione di... Johnny Dorelli. In realtà ascoltandola attentamente si capiva che si trattava di un imitatore. Incuriosito come sempre andai a cercare chi fosse e, in questo modo, lessi per la prima volta il nome di Stefano Bollani. 



Sono passati quindici anni e Lunedì (3 Novembre), nella bellissima cornice del Teatro Argentina, ho avuto il piacere per la prima volta di vedere e, soprattutto, ascoltare dal vivo il talento di Stefano Bollani. Non sono un fine esperto di musica jazz, ma Bollani, con raro talento, riesce a reinterpretare in chiave ludica e ironica questo genere rendendo più semplice e interessante l'ascolto anche a modesti ascoltatori come il sottoscritto. Questa sua caratteristica amplia sicuramente il suo pubblico, anche perché riesce a intrattenere la platea tra un brano e l'altro con un naturale umorismo. In oltre un'ora e mezza abbiamo potuto così ascoltare diverse riproposizioni di brani più o meno noti, come "Cheek to cheek" e "Non ci vo". Geniale la splendida rivisitazione di "Symbolum 77".
Tra l'altro è stato bello gustarsi dal vivo un suo classico: il medley a richiesta. Chiedendo direttamente al pubblico, Bollani si diverte a stilare una lista di 10 canzoni che poi miscela con la sua fantasia.

La parte ancora più nobile di tutta la serata era lo scopo benefico. Lo spettacolo era infatti organizzato dall'associazione Sunshine4Palestine che, grazie all'impegno di giovani talenti italiani e non, sta cercando di dare "luce" alla striscia di Gaza. Il gruppo cerca infatti di raccogliere fondi per l'installazione di pannelli fotovoltaici in una terra in cui normalmente la corrente elettrica funziona solo per poche ore al giorno.
Una serata veramente unica.  


domenica 12 ottobre 2014

Giochi, sempre giochi, fortissimamente giochi.

Cari lettori, rieccomi qua! So che non vi ero mancato ma, come sempre, volevo consolidare in forma scritta le vicende di quest'ultimo periodo. Come si intuisce dal titolo del post, queste settimane sono state dedicate principalmente ai giochi: ovviamente parliamo di giochi da tavolo.

Chi mi conosce, o segue attentamente il blog, sa che oltre al cibo e ai (tele)film, la mia vera passione sono i giochi da tavolo. I giochi permettono di tenere in allenamento quei neuroni spesso lasciati in un angolo a impigrirsi: alla pari di in una partita a calcetto fra amici in cui ti tieni in forma divertendoti, con una partita a un bel gioco da tavolo alleni il cervello divertendoti. 

Negli anni abbiamo giocato in svariate ludoteche e in varie manifestazioni ludiche, ma senza mai unirci a gruppi di gioco o associazioni. Abbiamo spesso seguito lo storico e folto gruppo de La Tana dei Goblin, ma principalmente abbiamo esplorato il mondo ludico da casa nostra, ospitando tanti colleghi e amici che in alcuni casi ignoravano questo fantastico mondo e creando degli eventi casalinghi (le Domeniche Ludiche) in cui abbiamo imparato a conoscere giochi di ogni genere.
Nell'ultimo anno, grazie alla complicità di due nuovi "amanti" del gioco, abbiamo aumentato le nostre serate ludiche, iniziando a frequentare molto più regolarmente ludoteche ed eventi.
Dal mese scorso abbiamo approfondito ancora di più la nostra esplorazione del mondo ludico. Dopo tanti tentavi a cui avevamo rinunciato, abbiamo preso il coraggio a due mani e ci siamo avventurati a Orte. 



Nella bellissima location de La Vecchia Fattoria viene infatti organizzata, a cadenza quasi bimestrale, una delle tante GobCon (convention dei Goblin) sparse per l'Italia, in cui ci si può incontrare e, per un intero week end, dedicarsi totalmente ai giochi.
Il sabato mattina del 20 Settembre io e la mia inseparabile consorte ci siamo così aggregati al gruppo già presente dal venerdì. Nonostante alcuni volti erano a noi noti, noi per loro eravamo dei perfetti sconosciuti. L'accoglienza però è stata, come immaginavamo e speravamo, ottima. Abbiamo avuto la possibilità di unirci ad altri tavoli e giocare a tanti giochi a noi ignoti: 
Boss: un veloce gioco di logica e bluff;
Luna: un complesso e impegnativo gioco di strategia;
La Boca: un simpatico gioco di logica spaziale tridimensionale;
Qin: un veloce gioco di logica spaziale;
Nosferatu: un gioco a squadre molto divertente (se giocato con il gruppo di persone giusto) in cui i buoni devono scoprire chi fra di loro è Dracula;
A Study in Emerald: uno dei giochi che ci incuriosiva di più, sia per la tematica sia per la particolare modalità di vittoria;
Battlestar Galactica: un gioco ormai classico, tratto dalla serie TV, in cui i buoni devono lottare contro i cattivi senza sapere chi essi siano. Molto particolare la meccanica che, come è successo a me, dopo aver giocato metà partita da buono, ti fa scoprire di far parte dei cattivi.
Oltre a questi abbiamo rigiocato a due dei giochi portati da noi: In the Year of the Dragon e DiXit.

Fra un gioco e l'altro abbiamo avuto la possibilità, soprattutto a pranzo e a cena, di confrontarci e chiacchierare con gli altri giocatori. Fra di loro abbiamo conosciuto la simpatica Irene che, scoprendo che abitavamo a Fiumicino, ha colto la palla al balzo invitandoci a iscriverci al gruppo GiocaXIII: una combriccola di amanti dei giochi che si ritrova settimanalmente nella zona di Ostia/Fiumicino.
In queste serate ho avuto così la possibilità di giocare a tanti altri giochi per me del tutto nuovi:
Lords of Waterdeep: un gestionale che ricorda molto da vicino uno dei miei giochi preferiti (Caylus);
Evo: un divertente gioco in cui devi far evolvere meglio degli avversasi la tua specie di dinosauro all'interno di una mappa;
Dice Town: un gioco di dadi ambientato nel vecchio West;
Goa: un bellissimo gioco gestionale ambientato fra le spezie e le colonizzazioni delle isole dell'Oceano Indiano;
Coloretto: un famoso gioco per famiglie veloce e molto divertente;
Maria: un gioco di guerra ambientato nella guerra di successione scatenatasi nel 1740 nel centro Europa, molto curato e ben costruito.

In continuità con questo periodo ricco di giochi, ieri, 11 Ottobre, abbiamo visitato la terza edizione del Roma Est in Gioco dove, tra tornei, mercatini e spade laser abbiamo avuto la possibilità di giocare a Jaipur: un simpatico e veloce gioco per due giocatori in cui si vestono i panni di due commercianti indiani.
L'appuntamento clou della serata di ieri è stato però quello con l'asta dei giochi usati: oltre 300 titoli che per cinque ore sono stati presentati e venduti (quasi tutti) sotto la guida di un banditore che se avesse fatto una maratona avrebbe sudato meno. Con la sua abilità e simpatia è riuscito a vendere giochi e far salire il prezzo di alcuni con vera maestria. Forse si poteva pensare di dargli il cambio un po' prima che entrasse in uno strano trip mentale che gli ha fatto perdere la lucidità trasformandolo in un giovane Steve Ballmer.



venerdì 19 settembre 2014

Steam Punk Festival

Sabato 13 Settembre ho avuto il piacere di visitare lo Steam Punk fest Roma dedicato, come si intuisce dal nome, alla corrente narrativa Steam Punk.
All'interno dell'area della Città dell'altra economia, a Testaccio, abbiamo avuto così la possibilità di addentrarci in un mondo ottocentesco fra stand di artigiani e stilisti che proponevano gadget e capi di abbigliamento a tema.
La giornata è stata scandita da vari spettacoli, tra cui la sfilata dei cosplay (immortalati qua sotto), un concerto a fine serata e un particolare spettacolo/seminario di mentalismo.


Il protagonista dello spettacolo è stato Max Vellucci che ha raccontato la storia e l'evoluzione del mentalismo, dalla sua nascita nel XIX secolo (proprio il periodo tipico dello Steam Punk) fino ai giorni nostri. Ha presentato poi alcuni giochi/esperimenti con il pubblico.


Nonostante abbia dovuto "lottare" con una schiera di nerd e similari capaci di metterlo in difficoltà più volte, è riuscito a portare a termine con successo tutti i giochi proposti, indovinando ogni cosa.

Una giornata particolare in un mondo forse poco conosciuto, ma sicuramente "fantastico". 

giovedì 24 luglio 2014

Elio e Le Storie Tese in Foro Italico

Lunedì 21 Aprile, siamo andati al concerto di Elio e Le Storie Tese. Tipico del loro stile è cambiare quasi sempre il luogo dell'evento, permettendoci di spaziare nei quattro angoli di Roma. Questa volta ci siamo ritrovati allo Stadio centrale del Tennis del Foro Italico.



"Nubi di ieri sul nostro domani odierno" hanno incorniciato un cielo sempre più grigio ed hanno fatto temere che si scatenasse un diluvio ancora prima che iniziasse il concerto. K-way e ombrelli erano pronti all'uso, ma non sono serviti per fortuna. Proprio quando stava iniziando a cadere qualche goccia d'acqua il concerto ha avuto inizio e, per una buffa coincidenza, le nubi rispettosamente hanno scelto di spostarsi da un'altra parte.

Nessuna intro, nessun medley: pronti via, distratti dal clima, si inizia subito forte con un loro classicissimo. Il brano è stato riproposto per intero, come piace a me.

Non so per qual motivo, ma tutto il concerto mi ha dato la sensazione che fosse fatto di fretta. Poco spazio alle chiacchiere fra una canzone e l'altra e, infatti, neanche si finisce di inneggiare Abramo che si passa a un brano estratto da Cicciput, per ricordarci che la fretta è cattiva consigliera.

Si torna indietro di vent'anni a Italyan, Rum Casusu Çikti per questo brano a forma di triangolo con un'innovazione tecnologica nella "ramazzata finale".

O mia bella madunina - TVUMDB
E, quando meno te lo aspetti, soprattutto a Roma, ti parte una versione rivisitata di "O mia bella madunina" che in realtà si interrompe poco dopo, introducendo l'ormai sempre presente TVUMDB, ripescata da Eat the Phikis.

Gargaroz
Ritorniamo quasi ai giorni nostri, con un pezzo estratto da Studentessi, ma ormai quasi un "classico" dei loro concerti.

Storia di un bellimbusto
Riascolto con piacere l'inedito di "Gattini", una delle mie canzoni preferite, con un Mangoni bravissimo a impersonare il bellimbusto e le sue pippate.

Uomini col borsello
Si ritorna di nuovo indietro di vent'anni in quel parco Capello pieno di uomini col borsello in quel capannello.

El Pube
Clayderman Viganò ci declama lo storico racconto di Giorgio e Piero, illudendomi che a breve sarebbe iniziata Il Vitello dai piedi di Balsa. Quando però vedo che Cesareo lascia la sua chitarra per impugnare il campanaccio, non ho più dubbi.

Milza
Forse l'unica canzone inaspettata di tutto il concerto, un pezzo che molti dei presenti non conoscevano e, purtroppo, non hanno apprezzato a dovere. Forse molti sanno e non lo dicono. Invece Milza, suonata dal vivo, diventa anche più bella rispetto alla versione incisa nel 1996.

Tristezza
Ritorna, anche senza Rocco Tanica, la cui assenza si fa sempre più misteriosa, questo inno ad un sentimento sottovalutato e bistrattato.

Heavy Samba
Senza Irene Grandi, ma con Paola Folli (acclamata più che mai dalla folla), ritorna questo canzone in tre atti ballata in piedi su una gamba.

Il vitello dai piedi di balsa (Maracana)
Con un po' di ritardo arriva il boschetto della mia e della tua fantasia, con il sempreverde vitello Mangoni che coreografa il brano e che, come pena aggiuntiva, è costretto ad ascoltare questa volta una versione "eliosa" di Maracana. Sofferenza totale!

Il Rock and Roll
Questa canzone è ormai imprescindibile ad ogni concerto, anche perché come Moby Dick dei Led Zeppelin ci regala ogni volta uno splendido assolo di batteria dell'elvetico Christian Meyer.

La canzone Mononota
Ritorna dopo diciassette mesi dal suo debutto sul palco dell'Ariston, la canzone meno monotona di tutto il loro repertorio, nonostante sia fatta con una sola nota.

Secondo estratto dall'ultimo album (biango), la hit più ballata di ogni primo Maggio.

Parco Sempione
A chiudere (per finta) la serata è un'altra canzone onnipresente negli ultimi concerti del simpatico complessino.


Ritmo della sala prove
Dopo il classico e sempre odiato (da me) finto saluto e la richiesta di bis, il gruppo rientra proponendo il terzo (ed ultimo) estratto dall'album biango.

Il concerto finisce, questa volta veramente, con il più classico dei classici brani di chiusura dei loro concerti. Inneggiando a Panino.



Un concerto umido, tennistico a seconda dei punti di vista, che ha regalato (oddio, il biglietto l'abbiamo pagato) diciotto brani eseguiti in maniera pregevole.
Forse, dopo anni di onnipresenza ai loro concerti, inizio a notare una presenza ormai "fissa" di troppe canzoni. Con l'aggiunta del nuovo album diventa inoltre sempre più difficile poter ascoltare pezzi meno noti. Questa volta è andata bene a "Milza" e "Gimmi I." che, negli ultimi anni, sono sicuramente state cantate meno, però in questo concerto non ho avuto il piacere di ascoltare nessuna canzone del loro primo album: Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu.
Vedremo cosa ci proporranno al prossimo concerto.


sabato 19 luglio 2014

Da Sardo a Laziale in poche semplici mosse.

Solo in questi giorni, nonostante siano anni che vivo a Roma, ho preso residenza a... Fiumicino!

Ridente località nota per il suo aeroporto e ritenuta da molti un quartiere della capitale, Fiumicino è invece uno dei più grandi comuni di tutto il Lazio.
Con una semplice mail all'ufficio anagrafe (con in allegato il modulo stampato, compilato e scannerizzato) abbiamo creato un nuovo capitolo burocratico alle nostre vite.
Proseguiamo quindi, chissà fino a quando, la nostra vita nel particolare quartiere di Parco Leonardo: una via di mezzo fra il paese dei balocchi e un dormitorio. 

Perdo così tutta la mia "sardità" burocratica. Non avrò più agevolazioni territoriali (anche se non le sfruttavo ormai da anni). Rimarrà la storia di questo giovine ligure, cresciuto in Sardegna e diventato ora laziale, geograficamente parlando.




sabato 24 maggio 2014

Celebrità

Ormai sono poche le persone che non hanno mai provato un ristorante cinese. I prezzi contenuti offrono un'ottima occasione per spezzare la routine casalinga e concedersi una serata diversa dal solito. Qualcuno, ormai pochi, ha ancora un pregiudizio, razziale o culinario che sia, che dovrebbe provare a togliersi, soprattutto se capita nella zona di Colli Aniene a Roma.
Qui il ristorante Celebrità potrà fornire una cena degna di nota. Io e mia moglie siamo ormai di casa. Per anni, avendo abitato nella zona, ci siamo tolti tante soddisfazioni. Anche oggi, nonostante i trenta chilometri che ci separano, non perdiamo l'occasione di ritornare ad assaggiare gli ottimi piatti che i cuochi preparano con talento e dedizione. 
Sono tanti gli amici e i parenti a cui abbiamo fatto conoscere questo locale. Alcuni di questi, legati alla cucina tradizionale italiana, erano titubanti, ma una volta finita la cena si sono ricreduti.

Tantissimi i piatti che si possono provare, eccone alcuni:

Riso Ananas e Pollo.

Maiale in agro piccante.

Gamberi con pane croccante.

Maiale fritto in agro dolce.

Uova centenarie (per i più coraggiosi).

Anche se un'immagine vale più di mille parole, un assaggio di questi piatti vale più di mille foto.
Buon appetito.

domenica 6 aprile 2014

Eataly

Da quasi due anni, adiacente alla stazione Ostiense, Eataly ha aperto i battenti anche a Roma. Ho organizzato però una visita esplorativa solo il fine settimana scorso, sfruttando l'occasione dello street food festival.


Devo ammettere che, nonostante le numerose descrizioni fornitemi da chi aveva già visto questo moderno supermercato, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel provare di persona cosa sia in realtà Eataly: tre piani di supermercato dedicati a cibi e bevande, con al suo interno aree di ristorazione di vario genere. Una Fnac dell'alimentazione. Colori e profumi inebrianti.
La ricercatezza di ciò che si può comprare o mangiare è un valore aggiunto non indifferente, che ti trasmette prepotentemente il messaggio "Non ti trovi in un banale supermercato, ti trovi a Eataly!".
Il festival, col suo meccanismo a gettoni, ci ha permesso di assaggiare (a me e mia moglie) otto diverse pietanze pagando solo trenta euro.
Attraversando così tutte le aeree dell'edificio abbiamo creato un menu ricco di pietanze etniche:
"Bahn Mi": un tipico panino vietnamita, ottimo per aprire lo stomaco;
"Tacos de Queso con pollo": piatto messicano, anche se abbiamo evitato di condirlo con la sua tipica salsa piccante;
"Curry giallo": piatto indiano di riso al curry giallo, che ha iniziato a riempirci lo stomaco;
"Empanadas": dall'Argentina la carne è qui;
"Gyros Pita": direttamente dalla Grecia un trionfo di carne e salsa tzatziki;
"Insalata di polpo con cipolla rossa, pomodorini e verza": dall'Italia, con sapore;
"Maritozzo col gelato Venchi": per avviarci alla conclusione con dolcezza;
"Cupcake e Cookies": per chiudere questa cena a tappe con un ultimo tocco di esterofilia made in USA.



Ovviamente i piatti non provati sono stati molti di più di quelli provati, tra l'altro alcuni presenti solo per l'occasione, ma l'istinto ha segnato il nostro menu. Un particolare che ho gradito è stato quello di poter bere acqua gratis in vari punti dell'edificio.
La nostra serata, accompagnata nei vari piani dalla musica suonata dal vivo dai simpatici Pink Puffers, si è conclusa facendoci uscire da Eataly sazi e soddisfatti, convinti che una seconda visita non tarderà ad arrivare.


domenica 9 marzo 2014

Sahara

Siete mai stati in Eritrea? 
Io no, però ieri ho avuto il piacere di cenare in un ristorante eritreo: Ristorante Sahara. 
Un posto carino, semplice, che insegna come l'apparenza inganni, un libro non si giudichi dalla copertina e tante altre frasi fatte. 
Per l'appunto, nonostante il menu non offra una scelta variegata e a prima vista i piatti sembrino dei mappazzoni, già dal primo boccone si viene conquistati da sapori forti e convincenti. 
Le spezie e i sapori piccanti sono il pezzo forte, ma anche chi non ama il piccante può trovare soddisfazioni sia negli antipasti che nei piatti principali. Le verdure saporite accompagnano perfettamente la carne, manzo o agnello che sia.
Se vi piace la cucina etnica e vi trovate dalle parti di Piazza Bologna non fatevi sfuggire l'occasione.


domenica 2 febbraio 2014

Arrestate il Morto

Raramente vado a teatro, il cinema e la musica mi attraggono maggiormente. Devo ammettere però che quando mi capita di andarci rimango sempre soddisfatto. Probabilmente, entrando facilmente in empatia con le persone, tendo ad apprezzare gli attori in carne ed ossa che inscenano un dramma o una commedia.
Se però ieri fra i bravi attori che hanno inscenato lo spettacolo non ci fosse stato un mio collega a debuttare in questa insolita (ma non inappropriata) veste, non mi sarei gustato "Arrestate il Morto".

L'opera scritta e interpretata da Josè Fiori sbarca per la prima volta a Roma. In un misto di Napoletano e Italiano richiama i tipici equivoci della commedia all'italiana, andando però a utilizzare ritmi più vicini al cinema e alla televisione. Le risate e le sorprese non mancano e quasi tutti gli attori della compagnia hanno offerto un'ottima prestazione, senza sfigurare rispetto ad altri nomi più blasonati.

Anche il mio collega, personaggio nella vita e attore nel suo modo di raccontare aneddoti, è riuscito a non deludere le attese e a lui vanno i miei complimenti: se recitare in un teatro davanti ad oltre quattrocento persone è difficile per un attore, figuriamoci per un informatico!


martedì 31 dicembre 2013

Buoni Propositi.

Questo 2013 è stato ricco di tante piccole soddisfazioni, la cui somma l'ha reso un ottimo anno. Egoisticamente parlando, potevo pretendere e sperare molto di più, ma guardandomi attorno, nella città in cui vivo, nella nazione in cui vivo, mi sembra sempre più di essere un privilegiato.
Il privilegio non è tanto in ciò che ho, ma in ciò che sono. Come il miglior animale nel peggiore e ostili dei territori, mi sono adattato al meglio a vivere in una società ormai arida di idee e onestà. Riesco a vivere felice. Riesco a vivere. 
Qualcuno dice che ormai gli italiani non vivono, sopravvivono. Io sono di un'altra idea, ma lascio ai vecchi e ai futuri post spazio a questo pensiero.
Quello che volevo fare qua è un piccolo elenco di propositi per il prossimo anno. Non ne ho mai fatti, anche perché ho sempre sognato in grande e vissuto la realtà, passando così da utopici progetti a lungo termine a realizzazioni di piccole e impulsive idee dell'ultima ora: i progetti a medio termine non fanno per me.
Questo 2013 mi ha insegnato però in vari modi (amici, canzoni, libri) che non abbiamo il tempo per fare tutto quello che vorremo. Questo soprattutto perché, mentre il tempo si fa sempre più risicato, le cose che uno vorrebbe fare si moltiplicano. La cultura coltiva la conoscenza. Nonostante la mia pigrizia, la curiosità è sempre viva e vogliosa. Ecco perché voglio provare a elencare in maniera più o meno seria ciò a cui vorrei dedicare più tempo nel 2014:

- Leggere di più. Lo smartphone mi aiuta a farlo nei tempi e momenti più scomodi. Ritengo che comunque sia ancora poco il tempo che dedico ai tanti saggi e romanzi che mi vengono consigliati e regalati.

- Informarmi di più, informarmi meglio. Ci sono tanti blog che ci offrono un giornalismo moderno migliore dei giornali e telegiornali di propaganda che ci inquinano le idee.

- Recuperare il tempo perduto vedendo tutti quei film che ogni uomo dovrebbe vedere nella propria vita (da solo o in compagnia).

- Organizzare meglio la selezione e la visione delle serie TV.

- Giocare di più. Giocare ai giochi giusti con le persone giuste.

- Frequentare di più le persone con cui mi trovo meglio e meno le persone con cui mi trovo peggio.

- Prolificare.

- Iniziare a esplorare meglio i bellissimi luoghi che mi circondano. Provo sempre a organizzare lunghi e bellissimi viaggi verso tutte le capitali europee, una cosa che spero di fare, ma che non deve escludere posti molto più vicini a Roma e, forse, più interessanti.

- Scrivere più spesso in questo blog. Non so per quale motivo, ma scrivere è per me e un ottimo antistress.

- Ultimare, pubblicare e stampare il ridicolo romanzo che è lì da anni in quella cartella di Windows a far la polvere.

- Giocare un po' di più e un po' meglio a Poker Texas Hold'em. Nonostante il gran caos che ancora oggi si fa in Italia su questo "sport", credo sia rimasta una delle più rare forme di guadagno onesto che abbiamo a disposizione.

-  Dormire meglio. 

- Colmare quel vuoto musicale che ancora rimane, andando a ripescare e ascoltare le discografie dei geni del ventesimo secolo a cui ho sempre dedicato meno tempo del dovuto. Uno su tutti: Frank Zappa!

- Sorridere ancora di più, anche a rischio di sembrare scemo, tanto del giudizio altrui poco importa, almeno i nostri sorrisi diffondono serenità a noi stessi.

- Smettere di fare elenchi.

Chissà quanti di questi punti verranno messi in pratica. Nel frattempo: Buon 2014!



lunedì 16 settembre 2013

Fantozzi aveva ragione

Chi non ha mai visto un film di Fantozzi alzi la mano! Lei, in terza fila, esca da questo blog!
Fantozzi può far più o meno ridere; sicuramente la satira sociale degli ultimi film si è annacquata quasi nello stile cinepanettone in voga negli ultimi venti anni. Però, soprattutto nei primi due film tratti dai medesimi romanzi scritti da Paolo Villaggio, il mite rag. Fantozzi incarna alla perfezione il disagio sociale del dipendente italiano poco avvezzo al consumismo importato dagli U.S.A. A partire dagli anni sessanta si è vissuto un periodo storico particolare per chi, nato nella piena seconda guerra mondiale, si ritrovava in un ambiente classista e spietato: il terziario moderno.
Quel sistema piramidale, dal megadirettore galattico alla base dei dipendenti schiavizzati, ha dominato in questi ultimi quarant'anni fino ai giorni nostri. L'Italia si è fermata allo stile fantozziano, applicando quel pattern a quasi tutti i suoi settori aziendali. Questo ha avuto senso per i primi decenni, ma in questi ultimi anni, in un periodo in cui uno smartphone può sostituire il ruolo di tre livelli diversi, ci si ritrova un esubero di persone in grado ormai solo di scaldare sedie.
Nel mondo informatico il paradosso è ancora più accentuato. Mentre negli U.S.A. le più grandi aziende (non solo Google) stimolano e ottimizzano il lavoro dei propri dipendenti con ambienti di lavoro ottimali e pensati per loro, in Italia ancora si fa fatica a immaginare uno stile diverso da quello di Fantozzi.
Per fortuna la società per cui lavoro si distacca da questi sistemi ormai obsoleti, però quando, di passaggio presso un cliente, mi ritrovo a lavorare presso un sottoscala, il dubbio mi sovviene.