mercoledì 1 maggio 2013

Effetto Disney

Negli ultimi decenni il mondo occidentale, sotto una massiccia dose di buonismo e amore, si è dimenticato cos'è la vita e si è auto-imposto di non parlare di certi temi, sicuramente poco allegri, ma presenti sotto il nostro naso ogni giorno. 
Morte, malattia, sofferenza, sesso, perversioni, scienza (giusto per fare alcuni esempi) sono quasi diventati argomenti tabù. 
Si può parlare solo di cose dolci, alla moda, belle e carine. Al massimo confortarsi e incoraggiarsi quando si è giù di morale, ma sempre con quel timore infantile nel parlare del perché si è giù di morale. Sussurrare il proprio problema, quasi vergognarsene. 
Le ultime generazioni sono state cresciute sotto una campana di vetro, senza che le loro famiglie si preoccupassero minimamente di spiegargli con calma quante atrocità e nefandezze siano presenti in questo mondo. 
"Sono troppo piccoli", "Lasciamoli ancora sognare" e altri frasi del genere vengono usate come scusa per non raccontare ai propri figli come funziona il mondo. Ma sì, lasciamogli credere a Babbo Natale, le fate buone e i supereroi. Stravolgiamo la realtà in una fiaba a lieto fine, come tutte le storie Disney! Le fiabe originali da cui molti lungometraggi Disney traggono ispirazione hanno una storia più cruda e macabra che, per una scelta puramente commerciale, è stata edulcorata per renderla più dolce e romantica.

Molti genitori hanno fatto e continuano a fare la stessa cosa, anche per esorcizzare le loro stesse paure. Non parlare di certi temi li fa vivere tranquilli, senza dubbi di sorta. Di conseguenza, molti giovani sono cresciuti con l'illusione che il peggio della vita sia ben  lontano dal loro mondo, auto convincendosi che la "normalità" sia la fiaba edulcorata.

Questo effetto Disney ha creato, di conseguenza, un effetto "spettatore" alle persone. Il massimo sforzo di milioni di persone in Italia (ma non solo) è l'ergersi opinionisti, soprattutto via web, di ciò che accade nel resto del mondo. La lettura dei fatti storici e di cronaca è però dicotomica.
Il ragazzino medio oggi non sa andare oltre il pro e contro. Non ne ha interesse e capacità. Il suo pensiero critico si ferma a quell'età in cui la massima distinzione è: bello o brutto, buono o cattivo. Non sa distinguere, analizzare, riflettere e creare una propria opinione ragionata. Il più delle volte tifa. E chi tifa ama tutta una squadra o la disprezza completamente. Non riesce a prendere una persona alla volta e crearsene un'opinione distinta. Troppo lavoro, troppa fatica.
Sei di un determinato partito? Sei una merda.
Sei di quell'altro gruppo? Sei un genio.
Ormai viviamo di apparenze, di casacche che ci fanno vestire i panni del Principe Azzurro o della Strega Cattiva.
Per non parlare della satira. Per questo pubblico il massimo della comicità è lo sberleffo o il gioco di parole (neppure troppo complicato). Sentire una battuta legata ad uno degli argomenti tabù crea immediatamente una chiusura mentale. Senza considerare il fatto che il solo dover avere un poco di cultura per capire il riferimento di una battuta satirica è improponibile per persone di questa fattura.
Per loro la vita è leggera. C'è poco da preoccuparsi, tanto alla fine vivremo tutti felici e contenti.
Forse.