venerdì 6 giugno 2014

Amicizia - Parte 2 (lettera ad un vecchio amico)

Carissimo, quanto tempo?! 
Eccoci qua. Dopo anni di SMS, chat, telefonate e incontri fugaci ora possiamo dedicarci un po' più di tempo. Sì, perché alla fine a fotterci è sempre lui, il tempo! Anche quando ci si incontra, non possiamo più prenderci quel tempo che nel passato poteva essere un intero pomeriggio a parlar del nulla o del più grande dei problemi, senza orologi a ricordarci altri impegni.
Giornate che, come sogni, nascevano, si evolvevano e potevano non morire mai, fin quando qualcuno non veniva a svegliarci da quel momento ludico e goliardico che spesso ci mandava in overdose di risate.
Ci ritroviamo qui, io a scriverti, tu a leggermi, dedicandoci uno spicchio di tempo un po' più ampio, un po' più intimo. Perché quel tempo passato insieme, che ci ha permesso di costruire i mattoni su cui abbiamo poggiato tutta la nostra maturità, non è stato speso invano e ognuno di noi ha influito sull'altro. 
Perché il poter confrontarci su tutto ha fatto sì che i nostri neuroni rimassero sempre in allenamento, pronti a fronteggiare un ragionamento dietro l'altro senza paura, come un culturista pronto a sollevare bilancieri di ogni peso.
Tutto ciò sicuramente ci manca un po', diventa sempre più raro e difficile. Lavoro, famiglia, decine di impegni ed imprevisti di ogni tipo non ci danno tregua.
Anche quando si riesce a trovare il tempo per due chiacchiere e una birra, si arriva col fiatone, quasi se quell'incontro fosse un "filler" fra l'impegno precedente e quello successivo: pronti a scattare al primo SMS, pronti a volatizzarsi alla prima telefonata. 

Eppure ogni singolo incontro, anche di pochi minuti, ci permette di costruire e modellare quello che siamo agli occhi degli altri, i nostri centomila "noi". Scegliamo di mostrare a ogni occasione un pezzo di puzzle che rappresenta qualcosa di noi, bello o brutto che sia. Non importa che quel pezzo sia monocolore o psichedelico, non importa se quel piccolo spicchio mostri qualcosa di già visto, perché alla fine noi per gli altri saremo sempre un puzzle di ricordi, di momenti.
Sarà la memoria di ognuno di noi a unire i pezzi di puzzle che le persone ci offrono ad ogni incontro e definire nella nostra testa ciò che sono. Anche se spesso questi puzzle sono incompleti o ambigui, ci permettono di mostrarci ed essere centomila persone diverse.
Per questo a te, mio caro amico, ho provato a mostrare tutto il mio essere, tutta la mia gamma di colori, tutti i pezzi del mio puzzle, per darti un'immagine più vicina possibile a quello che sono realmente.
Non mi interessa se l'ultimo collega arrivato o il più distratto dei miei conoscenti vede un'immagine confusa, minima e, spesso, completamente diversa da ciò che è la realtà. Sono ben conscio di mostrare a molti tante versioni di me, ma con te ho sempre provato a fare uno sforzo: mostrare me stesso.
Per questo, nonostante il rammarico di non poterti dedicare tutto il tempo di cui avremmo bisogno, mi accontento di mostrarti un altro piccolo frammento di puzzle.