domenica 7 ottobre 2012

50 sfumature di Twitter

In questi ultimi mesi mi sono appassionato a Twitter e, come sempre, mi sono divertito ad analizzare le svariate tipologie degli attori che ne fanno parte e le interazioni che scaturiscono fra di loro.
Principalmente amo seguire i VIP perché da loro trovo i maggiori spunti di riflessione. Oltre a scoprire che non tutti se la tirano come si potrebbe pensare, seguirli mi permette di assistere alle migliori diatribe dialettiche.  
Questo succede perché su Twitter sono nate le TwitStar (persone sconosciute che a colpi di tweet ironici e provocanti sono riuscite a collezionare migliaia di follower). Questi se la tirano più di molti VIP anche perché, come in ogni ambiente chiuso, si creano fazioni, invidie e antipatie a volte molto infantili. Tutto ciò ha portato anche alla creazione di nuove malattie: la più diffusa è l'ansia da defollow.  



Ci sono persone che venderebbero le loro falangi per qualche decina di follower in più e appena qualcuno li abbandona soffrono più di un labrador nell'autostrada imprecando e ululando alla luna. Taluni non si spiegano come i loro Tweet (di merda) non piacciano! 
Per non parlare dei veri e propri saccheggi. Nello squallido tentativo di rendersi sempre più simpatici parecchi soggetti copiano spudoratamente i tweet degli utenti più carismatici spacciandoli per loro. Trovo questa azione di una stupidità assurda, soprattutto in un social network dove, giustamente, si possono condividere i tweet più belli. Quale orgoglio può dare un plauso per una tweet rubato? Mistero. 

Noto infine lo strano stupore di tanti (soprattutto i VIP) nello scoprire che la maggior parte degli utenti ama fingersi sul web ciò che non è. Anche Twitter ovviamente offre la possibilità di reinventare se stessi fingendosi qualsiasi cosa. L'esempio più comune è fingersi belli quando si è nella realtà poco più di un cesso. Ma allo stesso tempo ci sono (anche se in minore quantità) persone belle che si divertono a fingersi cessi. Nella vita reale si finge ogni giorno, volontariamente o no. Siamo uno, nessuno e centomila e internet aiuta a fingere ancora meglio. 
Non stupitevi quindi (e non rimanete delusi) se al primo raduno coi vostri tweetamici vi ritroverete circondati da  perfetti sconosciuti.