martedì 18 marzo 2014

Amicizia - Parte 1




"Cos'è l'Amicizia?" era il titolo di un tema proposto dalla nostra professoressa di italiano ormai vent'anni fa. Un tema che all'epoca fece riflettere tanto il giovane Ykaro (non ancora Zio).
Una domanda molto banale, un titolo classico da proporre ad una classe di brufolosi ragazzini delle scuole medie. La risposta è tutto fuorché scontata. Da quel giorno, ogni tanto, mi chiedo ancora adesso cosa sia l'amicizia. Pochi anni dopo quel tema un coetaneo, con cui uscivo spesso in quel periodo, mi disse: "Io non ho amici, ho solo conoscenti". Una frase pesante da digerire a quindici anni, soprattutto da una persona che tu ritieni "amica".
Ma cos'è effettivamente l'amicizia? Forse, per un ragazzo che cresce in Sardegna, potrebbe essere l'apostrofo verde dopo la frase "ti coddiri!": un legame, fatto di risate, che ti unisce virtualmente anche a chilometri di distanza, per sempre. 
Amicizia è mandarsi a farsi fottere col sorriso sulle labbra. Parlar male l'uno dell'altro a viso aperto. Non conformarsi, ma confrontarsi. Amicizia è non conoscere rancori e saper prendere con la giusta leggerezza ogni cosa.
O forse no.
Da quando vivo a Roma ho notato come per creare qualcosa che possa definirsi amicizia servano radici, ricordi di infanzia, esperienze comuni. Inizi a definire le persone che ti stanno accanto con termini nuovi, diversi da "parente" o "amico". Inizi a usare: collega, capo, cliente. In questo modo inserisci in una cerchia chiunque, come in un gioco di ruolo routinario (o come G+). Puoi anche arrivare a provare una stima enorme per alcuni, uscirci in gruppo, da solo, giocarci a pallavolo o a calcetto, farci un viaggio, ma difficilmente li vedrai in modo diverso da un collega, un capo o un cliente. 
E, come profetizzava il mio amico (sempre che possa definirlo tale!), ti riempi la vita di conoscenti. Persone di cui alla fine sai poco e nulla, con cui è complesso vedersi per bere una birra o mangiare un boccone. Persone con cui è quasi impossibile confidarsi.
O forse no. 
Forse l'amicizia è il frutto dell'evoluzione di quell'animale sociale, di cui già parlava Aristotele, che ci obbliga a unirci ad altri, a volte affezionandosi a loro, a volte stimandoli, a volte sfruttandoli, per sopravvivere al mondo che ci costruiamo intorno. Forse proprio per questo l'eremita è l'esempio estremo di cosa non sia l'amicizia: stare benissimo da soli, in quel mondo fatto di se stessi, senza l'esigenza degli altri.