sabato 19 luglio 2014

Da Sardo a Laziale in poche semplici mosse.

Solo in questi giorni, nonostante siano anni che vivo a Roma, ho preso residenza a... Fiumicino!

Ridente località nota per il suo aeroporto e ritenuta da molti un quartiere della capitale, Fiumicino è invece uno dei più grandi comuni di tutto il Lazio.
Con una semplice mail all'ufficio anagrafe (con in allegato il modulo stampato, compilato e scannerizzato) abbiamo creato un nuovo capitolo burocratico alle nostre vite.
Proseguiamo quindi, chissà fino a quando, la nostra vita nel particolare quartiere di Parco Leonardo: una via di mezzo fra il paese dei balocchi e un dormitorio. 

Perdo così tutta la mia "sardità" burocratica. Non avrò più agevolazioni territoriali (anche se non le sfruttavo ormai da anni). Rimarrà la storia di questo giovine ligure, cresciuto in Sardegna e diventato ora laziale, geograficamente parlando.




lunedì 23 giugno 2014

La villa sul Lago - 1 - L'arrivo

Quando Roberto vide il cancello della villa rimase basito: nonostante tutti gli aneddoti che il conte gli avesse raccontato non si aspettava un edificio di tali dimensioni. 
La lunga passeggiata che dovette affrontare, bagaglio alla mano, trovò finalmente il suo traguardo. Un enorme cancello in ferro battuto abilmente lavorato lo separava da quell'enorme casa che il conte gli aveva concesso gratuitamente per un periodo illimitato. 
Il conte si vantava spesso delle sue ville, sopratutto di questa, una delle più grandi che possedeva, di fronte al bellissimo lago. Quando Roberto venne a sapere che la villa era costantemente disabitata si fece sfuggire, a mo' di battuta: - "Potresti lasciarmela per una vacanza!". Mai si sarebbe aspettato che il conte, dopo pochi secondi di silenzio, gli avrebbe risposto: - "Certo, volentieri, ci sono oltre dieci domestici che la tengono costantemente pulita, almeno avrebbe un senso il loro stipendio!".
Il conte, ormai anziano, limitava gli spostamenti al minimo necessario e le sue ville sparse per il mondo erano sempre disabitate ma, per un suo vezzo, sempre pronte all'uso, pulite e in ordine grazie al diligente lavoro di un gruppo di domestici. 
Roberto fece conoscenza col primo di questi, poco dopo esser arrivato al cancello: il giardiniere Peter, che arrivò a passo svelto verso di lui per farlo entrare. Il suo aspetto ricordava quello di un tipico taglialegna scandinavo, possente di corporatura, una folta barba marrone e dei capelli lunghi tirati indietro, sempre più radi e stempiati. Probabilmente sorpreso durante il controllo di una delle siepi che delimitava il terreno della villa, Peter fu il primo ad allertarsi al suono del campanello. I membri della servitù da anni lavoravano per la villa senza aver mai avuto un ospite: avevano quindi perso ogni convenzione e regola: il loro compito era tenere curata la villa.
Per questo motivo quando fu loro comunicato che avrebbero dovuto ricevere un ospite del conte rimasero perplessi. Avevano il dubbio che il conte li stesse mettendo alla prova tramite un loro emissario; non erano convinti di un atto di tale generosità per uno sconosciuto.
Roberto conosceva il conte da tanto tempo, la loro non si poteva definire una vera e propria amicizia ma, sotto certi punti di vista, poteva essere addirittura qualcosa di più.
Peter aprì il cancello e, dopo un veloce saluto che ricordava più un colpo di tosse seguito da un goffo inchino, prese il trolley di Roberto e lo condusse verso il portone principale della villa.
Roberto, durante il tragitto, si accorse che sulla porta si erano radunate alcune persone: avvicinandosi intuì che due di essi dovevano essere qualcosa di simile ad un maggiordomo e una governante.
Arrivato ai piedi di una breve scalinata che conduceva al portone notò che i due individui si somigliavano parecchio, entrambi alti, magri, anziani con occhi grigio azzurri.
- "Buongiorno signore, io sono Victor e lei è mia sorella Elvire. Il conte ci ha informati del suo arrivo: abbiamo preparato una delle stanze per gli ospiti, spero non le dispiaccia. Ci segua."
Roberto notò di sfuggita l'ampio ingresso e, dopo una larga rampa di scale e un breve tratto di corridoio, si ritrovò di fronte alla sua stanza. Un letto a due piazze, ben più grande rispetto ad uno normale, troneggiava al centro della stanza. Nella parete laterale era posizionato un armadio che avrebbe potuto contenere molto più del suo misero bagaglio. Gli occhi di Roberto furono però attratti da una piccola scrivania posta subito sotto una delle due finestre, di fronte alla porta.
Da lì sarebbe iniziato il suo nuovo libro.


venerdì 6 giugno 2014

Amicizia - Parte 2 (lettera ad un vecchio amico)

Carissimo, quanto tempo?! 
Eccoci qua. Dopo anni di SMS, chat, telefonate e incontri fugaci ora possiamo dedicarci un po' più di tempo. Sì, perché alla fine a fotterci è sempre lui, il tempo! Anche quando ci si incontra, non possiamo più prenderci quel tempo che nel passato poteva essere un intero pomeriggio a parlar del nulla o del più grande dei problemi, senza orologi a ricordarci altri impegni.
Giornate che, come sogni, nascevano, si evolvevano e potevano non morire mai, fin quando qualcuno non veniva a svegliarci da quel momento ludico e goliardico che spesso ci mandava in overdose di risate.
Ci ritroviamo qui, io a scriverti, tu a leggermi, dedicandoci uno spicchio di tempo un po' più ampio, un po' più intimo. Perché quel tempo passato insieme, che ci ha permesso di costruire i mattoni su cui abbiamo poggiato tutta la nostra maturità, non è stato speso invano e ognuno di noi ha influito sull'altro. 
Perché il poter confrontarci su tutto ha fatto sì che i nostri neuroni rimassero sempre in allenamento, pronti a fronteggiare un ragionamento dietro l'altro senza paura, come un culturista pronto a sollevare bilancieri di ogni peso.
Tutto ciò sicuramente ci manca un po', diventa sempre più raro e difficile. Lavoro, famiglia, decine di impegni ed imprevisti di ogni tipo non ci danno tregua.
Anche quando si riesce a trovare il tempo per due chiacchiere e una birra, si arriva col fiatone, quasi se quell'incontro fosse un "filler" fra l'impegno precedente e quello successivo: pronti a scattare al primo SMS, pronti a volatizzarsi alla prima telefonata. 

Eppure ogni singolo incontro, anche di pochi minuti, ci permette di costruire e modellare quello che siamo agli occhi degli altri, i nostri centomila "noi". Scegliamo di mostrare a ogni occasione un pezzo di puzzle che rappresenta qualcosa di noi, bello o brutto che sia. Non importa che quel pezzo sia monocolore o psichedelico, non importa se quel piccolo spicchio mostri qualcosa di già visto, perché alla fine noi per gli altri saremo sempre un puzzle di ricordi, di momenti.
Sarà la memoria di ognuno di noi a unire i pezzi di puzzle che le persone ci offrono ad ogni incontro e definire nella nostra testa ciò che sono. Anche se spesso questi puzzle sono incompleti o ambigui, ci permettono di mostrarci ed essere centomila persone diverse.
Per questo a te, mio caro amico, ho provato a mostrare tutto il mio essere, tutta la mia gamma di colori, tutti i pezzi del mio puzzle, per darti un'immagine più vicina possibile a quello che sono realmente.
Non mi interessa se l'ultimo collega arrivato o il più distratto dei miei conoscenti vede un'immagine confusa, minima e, spesso, completamente diversa da ciò che è la realtà. Sono ben conscio di mostrare a molti tante versioni di me, ma con te ho sempre provato a fare uno sforzo: mostrare me stesso.
Per questo, nonostante il rammarico di non poterti dedicare tutto il tempo di cui avremmo bisogno, mi accontento di mostrarti un altro piccolo frammento di puzzle.


sabato 24 maggio 2014

Celebrità

Ormai sono poche le persone che non hanno mai provato un ristorante cinese. I prezzi contenuti offrono un'ottima occasione per spezzare la routine casalinga e concedersi una serata diversa dal solito. Qualcuno, ormai pochi, ha ancora un pregiudizio, razziale o culinario che sia, che dovrebbe provare a togliersi, soprattutto se capita nella zona di Colli Aniene a Roma.
Qui il ristorante Celebrità potrà fornire una cena degna di nota. Io e mia moglie siamo ormai di casa. Per anni, avendo abitato nella zona, ci siamo tolti tante soddisfazioni. Anche oggi, nonostante i trenta chilometri che ci separano, non perdiamo l'occasione di ritornare ad assaggiare gli ottimi piatti che i cuochi preparano con talento e dedizione. 
Sono tanti gli amici e i parenti a cui abbiamo fatto conoscere questo locale. Alcuni di questi, legati alla cucina tradizionale italiana, erano titubanti, ma una volta finita la cena si sono ricreduti.

Tantissimi i piatti che si possono provare, eccone alcuni:

Riso Ananas e Pollo.

Maiale in agro piccante.

Gamberi con pane croccante.

Maiale fritto in agro dolce.

Uova centenarie (per i più coraggiosi).

Anche se un'immagine vale più di mille parole, un assaggio di questi piatti vale più di mille foto.
Buon appetito.

venerdì 9 maggio 2014

The Grand Budapest Hotel

Da tanto non consigliavo un film. The Grand Budapest Hotel è un opera strana, tipica del regista Wes Anderson, che mi ha affascinato per la poesia e la leggerezza con cui crea una parodia della realtà. Una storia che attraversa la storia del ventesimo secolo, ispirata ai racconti di Stefan Zweig
Nel caso non riconosciate uno dei tantissimi attori famosi che compongono il cast, questa foto potrà aiutarvi.  


Se volete seguire il consiglio, approfittatene subito, perché questa settimana c'è la Festa del Cinema

giovedì 1 maggio 2014

Rotolando verso Nord

Come tanti italiani ho approfittato della vicinanza fra Pasquetta e il 25 Aprile per fare un bel ponte, lontano dal lavoro, lontano da Roma.
Inizialmente abbiamo trascorso una breve ma intensa Pasqua-Pasquetta in Puglia, di cui abbiamo una diapositiva.


Martedì pomeriggio abbiamo fatto armi e bagagli e siam rientrati momentaneamente a Roma. Cambio di valigia, sonno leggero e mercoledì mattina eravamo di nuovo in auto pronti a rotolare verso Nord.
Approfittando del bel tempo ci siamo fermati a Siena. Una visita veloce alla cattedrale e a piazza del Campo ha anticipato un pranzo succulento alla Taverna di San Giuseppe, di cui abbiamo una diapositiva.



Dopo un saluto a Siena...

... siamo ripartiti verso Nord.

Verso sera siamo così arrivati in Liguria: la mia terra natia!
Ebbene sì, dopo anni di tentativi a vuoto, finalmente siamo riusciti a prendere armi e bagagli e rotolare per qualche giorno verso il luogo in cui ho trascorso i primi anni della mia vita. Grazie alla disponibilità di cari amici di famiglia ho potuto ritrovare posti che non vedevo ormai da dodici anni: come la mia vecchia casa a Vispa, una frazione di Carcare.


Abbiamo avuto la fortuna di esser ospiti in una casa che si affaccia nel verde e in cui lo smog è un termine ignoto.


Abbiamo approfittato del tempo a disposizione per fare i turisti e visitare alcuni dei bei posti che la Liguria offre, come Portofino.


Un borgo incastonato in un promontorio che regala ossigeno e scorci mozzafiato. Nel viaggio, fra andata e ritorno, abbiamo avuto l'occasione di attraversare altri luoghi noti della zona: Rapallo, Santa Margherita Ligure, Camogli e Recco.
Nello stesso pomeriggio non abbiamo perso l'occasione di visitare anche l'enorme acquario di Genova fra delfini, squali e carezze alle razze.





Nonostante sapessimo che l'acquario è uno dei più grandi al mondo, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dall'organizzazione delle vasche e dal percorso guidato nelle varie aree. Un'esperienza che consigliamo a tutti.

Nei giorni successivi, le gite turistiche sono proseguite anche verso ponente, passeggiando sul lungomare di Finale Ligure dove abbiamo potuto assistere, fra l'altro, al passaggio di una simpatica banda (che mi ricordava il gruppo TNT) che ha attraversato il lungomare suonando tipiche canzoni... partenopee!



Anche in questo caso abbiamo approfittato, durante il viaggio, dei panorami che la bella giornata ci ha permesso di gustarci, passando per paesi caratteristici come Noli, Bergeggi e Spotorno.


Non è mancato il cibo. La gentilissima signora che ci ha ospitato ci ha ingrassato per bene con la sua abilità fra i fornelli. Ci ha preparato pasta fatta in casa degna di Masterchef: tagliatelle al ragù e pansotti ripieni di spinaci con burro e salvia. Ottimi pure i secondi: agnello in umido e arrosto di vitello. Ma non sono mancate frittate, crostate, torte e pizze fatte in casa.
Una delle sere, per cena, abbiamo provato anche la farinata di ceci.


Una vacanza perfetta, o quasi, rovinata solo dal viaggio di ritorno completamente accompagnato da una pioggia a tratti anche troppo violenta. Pioggia che ha impedito di fermarci a Pisa, come avevamo organizzato. In ogni caso siamo rimasti soddisfatti di questa vacanza e mia moglie, pugliese di nascita, ha proposto un gemellaggio con Savona, soprattutto dopo aver letto questo cartello.


domenica 6 aprile 2014

Eataly

Da quasi due anni, adiacente alla stazione Ostiense, Eataly ha aperto i battenti anche a Roma. Ho organizzato però una visita esplorativa solo il fine settimana scorso, sfruttando l'occasione dello street food festival.


Devo ammettere che, nonostante le numerose descrizioni fornitemi da chi aveva già visto questo moderno supermercato, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel provare di persona cosa sia in realtà Eataly: tre piani di supermercato dedicati a cibi e bevande, con al suo interno aree di ristorazione di vario genere. Una Fnac dell'alimentazione. Colori e profumi inebrianti.
La ricercatezza di ciò che si può comprare o mangiare è un valore aggiunto non indifferente, che ti trasmette prepotentemente il messaggio "Non ti trovi in un banale supermercato, ti trovi a Eataly!".
Il festival, col suo meccanismo a gettoni, ci ha permesso di assaggiare (a me e mia moglie) otto diverse pietanze pagando solo trenta euro.
Attraversando così tutte le aeree dell'edificio abbiamo creato un menu ricco di pietanze etniche:
"Bahn Mi": un tipico panino vietnamita, ottimo per aprire lo stomaco;
"Tacos de Queso con pollo": piatto messicano, anche se abbiamo evitato di condirlo con la sua tipica salsa piccante;
"Curry giallo": piatto indiano di riso al curry giallo, che ha iniziato a riempirci lo stomaco;
"Empanadas": dall'Argentina la carne è qui;
"Gyros Pita": direttamente dalla Grecia un trionfo di carne e salsa tzatziki;
"Insalata di polpo con cipolla rossa, pomodorini e verza": dall'Italia, con sapore;
"Maritozzo col gelato Venchi": per avviarci alla conclusione con dolcezza;
"Cupcake e Cookies": per chiudere questa cena a tappe con un ultimo tocco di esterofilia made in USA.



Ovviamente i piatti non provati sono stati molti di più di quelli provati, tra l'altro alcuni presenti solo per l'occasione, ma l'istinto ha segnato il nostro menu. Un particolare che ho gradito è stato quello di poter bere acqua gratis in vari punti dell'edificio.
La nostra serata, accompagnata nei vari piani dalla musica suonata dal vivo dai simpatici Pink Puffers, si è conclusa facendoci uscire da Eataly sazi e soddisfatti, convinti che una seconda visita non tarderà ad arrivare.