giovedì 2 gennaio 2014

La Nuova Frontiera delle Stampanti 3D

Come promesso nel mio ultimo post, provo a scrivere un po' di più. E quale miglior modo di mantenere una promessa se non mantenendone un'altra?
Proprio mentre nella TV di fronte a me, su History Channel, si parla dell'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, vi scrivo di un libro che ci racconta come la stampa abbia acquistato una nuova dimensione: "La Nuova Frontiere delle Stampanti 3D".

Qualche settimana fa, sono venuto a conoscenza di questo piccolo libro messo a disposizione gratuita dalla ZOO3D in cambio di una recensione. 
Oltre ad aver gradito questo moderno sistema di scambio che bypassa la vile moneta, ho apprezzato questo breve ma intenso viaggio verso l'evoluzione della ricerca e produzione delle stampanti 3D. 

I continui e veloci sviluppi tecnologici sono sotto gli occhi di tutti, ma pochi sanno cosa è possibile stampare e come farlo. Tramite polimeri plastici si crea già di tutto: scarpe, giocattoli, soprammobili. Ma la fantasia sta diventando il solo limite; si sta infatti cercando di applicare la stessa tecnologia sia in campo culinario  che in campo biomedico, andando a ricreare veri e propri organi. 

L'autrice Marina Dimattia ci descrive quindi quello che potrebbe essere l'inizio di una nuova rivoluzione tecnologica, così come lo è stata quella di Gutenberg.



martedì 31 dicembre 2013

Buoni Propositi.

Questo 2013 è stato ricco di tante piccole soddisfazioni, la cui somma l'ha reso un ottimo anno. Egoisticamente parlando, potevo pretendere e sperare molto di più, ma guardandomi attorno, nella città in cui vivo, nella nazione in cui vivo, mi sembra sempre più di essere un privilegiato.
Il privilegio non è tanto in ciò che ho, ma in ciò che sono. Come il miglior animale nel peggiore e ostili dei territori, mi sono adattato al meglio a vivere in una società ormai arida di idee e onestà. Riesco a vivere felice. Riesco a vivere. 
Qualcuno dice che ormai gli italiani non vivono, sopravvivono. Io sono di un'altra idea, ma lascio ai vecchi e ai futuri post spazio a questo pensiero.
Quello che volevo fare qua è un piccolo elenco di propositi per il prossimo anno. Non ne ho mai fatti, anche perché ho sempre sognato in grande e vissuto la realtà, passando così da utopici progetti a lungo termine a realizzazioni di piccole e impulsive idee dell'ultima ora: i progetti a medio termine non fanno per me.
Questo 2013 mi ha insegnato però in vari modi (amici, canzoni, libri) che non abbiamo il tempo per fare tutto quello che vorremo. Questo soprattutto perché, mentre il tempo si fa sempre più risicato, le cose che uno vorrebbe fare si moltiplicano. La cultura coltiva la conoscenza. Nonostante la mia pigrizia, la curiosità è sempre viva e vogliosa. Ecco perché voglio provare a elencare in maniera più o meno seria ciò a cui vorrei dedicare più tempo nel 2014:

- Leggere di più. Lo smartphone mi aiuta a farlo nei tempi e momenti più scomodi. Ritengo che comunque sia ancora poco il tempo che dedico ai tanti saggi e romanzi che mi vengono consigliati e regalati.

- Informarmi di più, informarmi meglio. Ci sono tanti blog che ci offrono un giornalismo moderno migliore dei giornali e telegiornali di propaganda che ci inquinano le idee.

- Recuperare il tempo perduto vedendo tutti quei film che ogni uomo dovrebbe vedere nella propria vita (da solo o in compagnia).

- Organizzare meglio la selezione e la visione delle serie TV.

- Giocare di più. Giocare ai giochi giusti con le persone giuste.

- Frequentare di più le persone con cui mi trovo meglio e meno le persone con cui mi trovo peggio.

- Prolificare.

- Iniziare a esplorare meglio i bellissimi luoghi che mi circondano. Provo sempre a organizzare lunghi e bellissimi viaggi verso tutte le capitali europee, una cosa che spero di fare, ma che non deve escludere posti molto più vicini a Roma e, forse, più interessanti.

- Scrivere più spesso in questo blog. Non so per quale motivo, ma scrivere è per me e un ottimo antistress.

- Ultimare, pubblicare e stampare il ridicolo romanzo che è lì da anni in quella cartella di Windows a far la polvere.

- Giocare un po' di più e un po' meglio a Poker Texas Hold'em. Nonostante il gran caos che ancora oggi si fa in Italia su questo "sport", credo sia rimasta una delle più rare forme di guadagno onesto che abbiamo a disposizione.

-  Dormire meglio. 

- Colmare quel vuoto musicale che ancora rimane, andando a ripescare e ascoltare le discografie dei geni del ventesimo secolo a cui ho sempre dedicato meno tempo del dovuto. Uno su tutti: Frank Zappa!

- Sorridere ancora di più, anche a rischio di sembrare scemo, tanto del giudizio altrui poco importa, almeno i nostri sorrisi diffondono serenità a noi stessi.

- Smettere di fare elenchi.

Chissà quanti di questi punti verranno messi in pratica. Nel frattempo: Buon 2014!



mercoledì 11 dicembre 2013

iDieci iComandamenti

Un uomo barbuto è noto soprattutto per una sua frase: "La religione è l'oppio dei popoli". Una frase interpretata in tante sfumature diverse ma che fa capire come l'essere umano, più o meno dotto, ha sempre cercato una facile risposta a qualcosa a lui ignoto.
Un prete del mio paese, tanti anni fa, ci veniva a trovare spesso mentre facevamo catechismo all'oratorio (ebbene sì, anche io ho un passato oscuro). Fra le varie "prediche" gratuite, un giorno ci fece una domanda che non capii per tanti anni. O meglio, non capii la risposta. Ci chiese più o meno: "Chi sono i nuovi dei a cui l'uomo si sta paurosamente avvicinando?". Qualcuno facendo il figo buttò lì un Allah, venendo però tacciato dall'antipatico prete. La risposta che ci diede fu: "Il dio calcio! Il dio televisione". La religione cattolica voleva il monopolio sulla distrazione di massa. Ma stiamo parlando dei primi anni '90. Quell'odioso prete non poteva neanche immaginare ciò che sarebbe arrivato negli anni a seguire.
Nei decenni successivi sono arrivati tanti nuovi profeti. Ma il migliore, colui che ha centrato l'obiettivo è Steve Jobs.



La sua storia ha qualcosa di biblico. La parte per me più bella è quella iniziale, ben raccontata nel film I Pirati di Silicon Valley, in cui il giovane Steve riesce a sviluppare al meglio un impero, per poi riuscire a perderlo. Una storia dalle tante morali.
Quello che è successo dal 1997, dopo il reinserimento nella società da lui stesso fondata, ha però l'aspetto più profetico. Arrivati in un'era tecnologica in cui si poteva realizzare qualcosa di inimmaginabile anche solo dieci anni prima, l'ormai attempato Steve inizia a dettare legge su ciò che sarebbe stato un percorso che tutto il mondo avrebbe seguito. 
Ha imposto la religione della tecnologia. 
Ora, grazie a lui, il popolo ha lasciato il rosario nel comodino e ha impugnato lo smartphone. Nessuno può più vivere senza il suo tablet, anche se non sa bene cosa farci. L'importante è averlo e avere fede nelle App che lo store gli ha donato (a pochi €).
Steve ha dettato legge:

1) Non avrai altro smartphone all'infuori dell'iPhone.
2) Non nominare il nome di Google invano.
3) Ricordati di santificare l'Apple Store. 
4) Onora il tablet e la mela.
5) Non jailbreakkare.
6) Non comprare App impure.
7) Non rubare (compralo!)
8) Non brevettare falsa testimonianza.
9) Non desiderare il sistema operativo altrui.
10) Non desiderare l'App Store altrui.

Apple.

sabato 7 dicembre 2013

Dieci Piccoli Bug

Non amo scrivere molto del mio mestiere. Questo blog è un luogo di evasione e riflessioni trasversali. Spesso passo da qua cercando proprio di staccare dalle 40 ore settimanali che mi vedono concentrato in astruse righe di codice. Il mio lavoro, inoltre, è di difficile comprensione per chi non abbia mai avuto a che farci e quindi ho sempre il timore di parlare di cose note ai colleghi e incomprensibili per chi non abbia un minimo di cultura informatica. Oggi però voglio provare a descrivere le fantastiche avventure che possono celarsi dietro ad un Bug.



Cos'è il bug? Per i programmatori partenopei potrebbe essere l'apostrofo invisibile fra le parole chitemuort. Per chi non ha idea della continua frustrazione che deve provare l'operaio del terzo millennio (il programmatore), proverò a descrivere uno degli elementi più sadomasochistici del mio lavoro.

Capita raramente, per vari motivi (alcuni descritti in questo mio post dell'anno scorso), di scrivere un software perfetto, privo di errori. Per questo si passa più tempo a fare test che a scrivere codice. Mentre tutti gli errori grossolani sono subito evidenti, i bug a cui mi riferisco in questo post sono quelli che si nascondono (a volte anche per anni) dietro una particolare combinazione di concause.
Capita così, per esempio, che l'inserimento dei dati su una pagina di un sito internet su cui stai lavorando funzioni benissimo sul tuo PC e su quello dei tuoi colleghi ma, una volta pubblicato nel server di collaudo, vada in errore. 
Si parte così alla ricerca del bug. La ricerca può durare minuti, ore o anche giorni. La conseguenza finale (la pagina web che va in errore) è spesso l'ultima delle conseguenze di una serie di reazioni a catena che si innescano fra le varie istruzioni del codice: questo comporta una ricerca non banale.
Il bug ci fa così diventare uno e trino: carnefici, vittime ed eroi. Dobbiamo infatti risolvere velocemente l'intricato enigma che noi stessi abbiamo generato involontariamente, sottraendo tempo al lavoro rimanente.
C'è da dire che a volte ci ritroviamo anche a correggere software scritto da altri colleghi, ma in questi casi, come il gruppo di lavoro di House, ci si unisce e si fa brainstorming. Per questo si diventa tutti vittime, carnefici ed eroi. Si ipotizzano svariate teorie, si fanno prove, controprove e si cerca di arrivare alla causa: l'origine del male. Ma, proprio come in una serie-tv procedurale, quando ci sembra di essere vicini alla soluzione ci si ritrova con un buco nell'acqua. Il bug sembra quasi che ti derida, in questo nascondino virtuale in cui la logica sembra essere andata in ferie. Ad un certo punto tutto sembra essere stato ipotizzato, ogni controllo essere stato fatto. E poi non rimase nessuno, come il titolo del bellissimo romanzo di Agatha Christie (tradotto tristemente in "Dieci Piccoli Indiani"). Spesso, proprio in quel momento vedi la luce in fondo al tunnel (sperando che non sia un treno che ci venga contro, come dice un mio collega) e trovi l'indizio che ti porta sulla giusta strada. Percorrendo a ritroso tutti i passaggi arrivi così a scoprire il colpevole!
La soddisfazione che si prova in questi casi è quasi orgasmica: veloce ma intensa. Si prova un piacere aggiuntivo se poi scopri che il problema è dovuto ad una causa esterna al tuo software.
Un lavoro strano il nostro, forse un po' masochista, forse un po' operaio, forse un po' da matti.
Un lavoro che può dare però tante piccole soddisfazioni.

venerdì 22 novembre 2013

Regali Cazzoni

Nel cazzeggiar felici, tipico del venerdì sera, ci si imbatte talvolta in bellissimi siti. Oggi mia moglie ha scoperto questo: DoxBox.

Vi consiglio vivamente un tour panoramico fra le decine di gadget suddivisi nelle varie categorie. Mi limito a mostrarvi queste tre perle:


Questo oggetto permette a giovani fidanzatini di evitare l'onicofagia e lo scaccolamento compulsivo. Tramite questo simpatico gadget sarà possibile decapitare impunemente decine di bambini antipatici. Chi dovesse decidere di acquistarne due, potrà divertirsi con dei bellissimi e caldissimi girotondi.



Se anche voi donne volete provare la bellissima sensazione di venire strangolati da un dipendente di Equitalia, questo è il vostro oggetto. Finalmente avrete al vostro fianco qualcuno che eviterà di sottolineare le vostre smagliature e sarà sempre pronto ad un morbido abbraccio. Il vostro amore durerà per sempre, finché infeltrimento non vi separi.


Siete stanchi di sacrificare la cultura per colpa di una banale cervicale? Non volete più fare brutta figura quando qualcuno sottolinea le vostre lacune? Questo è l'oggetto che fa per voi. Le ricerche nello spazio hanno permesso alla NASA la creazione di questo oggetto fondamentale per non diventare dei moderni Giacomo Leopardi, imbruttiti da sette minuti di lettura matta e disperata.

Se anche voi eravate indecisi su cosa regalare a Natale, ora non avrete più dubbi.

martedì 12 novembre 2013

Un sogno del KuTso

L'ultima notte, come raramente mi succede in questi ultimi mesi, ho dormito un sonno molto profondo. Uno di quei sonni che mi lascia dormire sullo stesso lato del braccio per sei ore consecutive, facendomi perdere l'uso delle dita.
Durante questi sonni così pesanti, sogno delle cose che ricordo poi molto bene al risveglio.
Oggi ho sognato questo.

Stavo andando in auto verso Cagliari (anche se né la strada né gli edifici mi ricordavano la città) con mio fratello Cesare, X e Y (due tizi antropomorfi che non mi ricordavano nessuno in particolare). Ad un certo punto mi accorgevo di essere in riserva, per fortuna eravamo quasi arrivati. Dopo aver parcheggiato, entravamo in un edificio moderno (ulteriore prova che la locazione di Cagliari fosse un po' a cazzo nel sogno) al cui interno, in una bellissima sala, stava per iniziare un torneo di Poker Texas Hold'em. Lì vedevo tanti volti a me noti: conoscenti, amici e colleghi di lavoro (tipico nei miei sogni). Giocavamo questo torneo fino ad un'ora imprecisata. Non ricordo se vincevo o perdevo, ma sicuramente rimanevamo fino a tardi. Decidevamo quindi di andare via (sempre io, Cesare, X e Y). Tornavamo all'auto e imboccavamo la strada del ritorno. Le stazioni di servizio però erano chiuse (nel sogno il "fai da te" non esisteva) e rimanevamo così, di lì a poco, senza benzina in un quartiere periferico della città.
In prossimità dell'alba, con le luci appena accennate, cercavamo aiuto. E come si cerca aiuto se non entrando in un edificio semi-abbandonato? La mia fantasia deve aver visto troppi film horror made in USA. 
Decidevamo di entrare in questo palazzo, all'apparenza deserto, dalle mura grigie, senza un quadro, senza un mobile, che ricordava una via di mezzo tra una casa popolare e un edificio di Duke Nukem 3D
Cosa avranno fatto secondo voi i quattro cogl... eroi del sogno? Hanno deciso ovviamente di addentrarsi nei vari piani del palazzo, tra l'altro sparpagliandosi. 
All'improvviso, un gruppo di scapestrati con un abbigliamento abbastanza ambiguo (una via di mezzo fra "gli altri" di Lost e dei debosciati di San Lorenzo), sentendosi minacciato dalla nostra presenza, spuntava fuori da non si sa bene dove. Alcuni entravano anche dalla strada. In pratica eravamo circondati (e divisi). 
Cosa può fare il mio alter ego onirico, noto per la destrezza di un bradipo ubriaco, in una situazione come questa? Scappare? No! Si butta nella mischia come in una Royal Rumble.
Dopo una serie convulsa di scaramucce con alcuni di questi loschi figuri, finivo in una piccola stanza con uno di questi bruti intento a tenere in mano due bottiglie di vetro, apparentemente vuote. 
Iniziavamo così a girare intorno l'uno intorno all'altro, come due tigri in fase di studio.
Ad un certo punto mi ritrovavo con le spalle alla finestra e il mio avversario, più vicino alla porta, spaccava le bottiglie sul pavimento, scappando dalla porta e chiudendomi dentro.
Rimasto sorpreso da quella mossa e indeciso sul da farsi, mi rendevo conto che dalle bottiglie si sprigionava una sorta di gas incolore e inodore, che iniziava a creare una strana reazione con il mio corpo.
Tentavo allora di uscire dall'unico pertugio: la finestra.
In pratica il gas stava paralizzando velocemente i miei muscoli, lasciandomi incastrato fra le ante in legno della finestra in perfetto equilibrio. 

La scena scattava in avanti nel tempo improvvisamente, facendomi vedere la situazione presumibilmente qualche ora dopo. Con un sole già alto, mi ritrovavo circondato da alcuni agenti di polizia, dall'aspetto ben poco sardo, che mostravano a mia moglie il corpo in equilibrio (mica mi avevano tolto da lì), dandomi per morto.
Disperazione!
Che fine abbiano fatto Cesare, X e Y il sogno non me lo dice, fatto sta che io stavo lì, come un baccalà in bilico.
Mia moglie, fra una lacrima e l'altra, notava però un mio impercettibile movimento dell'indice della mano destra (che colpo d'occhio!). 
Nonostante i medici ipotizzassero degli strani spasmi post mortem, lei credeva che io fossi vivo, e aveva ragione! Troppo forte, anche nel sogno, mia moglie.
In pratica mi trovavo in una completa immobilità (tranne l'indice della mano) ma sentivo e vedevo tutto. Tramite una serie di domande dicotomiche riuscivamo a stabilire una forma di dialogo.
Venivo trasferito a casa. L'effetto del gas immobilizzante sembrava non essere eterno. Riuscivo infatti dopo qualche tempo a muovere tutta la mano. 
Durante quella lunga convalescenza...

... suona la sveglia! La spengo, saluto mia moglie, mi riaddormento...

... Il sogno riprendeva mostrandomi ormai quasi completamente riabilitato, nella vita di tutti i giorni (a Roma però, non più Cagliari). In una mattina, mentre andavo al lavoro (a piedi) incontravo un vecchio conoscente, un certo Luca, lo salutavo ma lui non ricambiava.
La sera venivo a sapere che nel pomeriggio Luca aveva contattato mia moglie, chiedendole di rivederci una sera a cena.
Decidevamo così di invitare lui e il gruppo con cui suona da qualche anno.
Il sogno finiva così con me e mia moglie intenti a cenare con i Kutso!






sabato 9 novembre 2013

Lucca Comics & Games 2013

Finalmente, dopo anni di tentativi a vuoto, questo 2013 mi ha dato quel minimo di spirito d'iniziativa per organizzare un breve ma intenso viaggio verso il Lucca Comics & Games.



Vista la decisione dell'ultimo minuto, mi sono trovato costretto a prenotare un albergo a Firenze. In realtà la scelta è stata tattica in quanto avevamo, proprio dal capoluogo toscano, un passaggio in auto verso Lucca. 

Giovedì 31 Ottobre, nonostante un GRA in tema con Halloween (il traffico faceva veramente paura), subito dopo il lavoro io e la mia dolce metà ci siamo avventurati verso Firenze. L'hotel ci ha accolto benissimo offrendoci un comodo posto auto gratuito (pazienza fosse all'aperto); ottima cosa visto che a Firenze non esistono i parcheggi gratuiti.

Venerdì 1 Novembre, come d'accordo, la nostra coppia d'amici ci ha raccattato dall'albergo e ci ha portato verso Lucca. Dopo un parcheggio tattico ci siamo uniti alla fiumana di persone che iniziava ad invadere il centro storico. Presi i biglietti (oltre 100 metri di fila), ci siamo avventurati nel mega-padiglione ludico, in cui decine di stand ci offrivano giochi di ogni genere. La bramosia di comprare tutto era alta, ma il mio solito autocontrollo ha salvaguardato il portafogli. Se volete approfondire la varietà di stand e giochi proposti potete leggere questo post (cliccate qui).
L'unico acquisto è stato il bellissimo Galaxy Trucker, vecchio desiderio divenuto realtà visto l'ottimo prezzo. In tarda mattinata ci siamo accorti che la folla aumentava minuto dopo minuto e abbiamo deciso, dopo aver visitato tutti gli stand, di uscire e andare a cibarci prima del pomeriggio sonoro.

Fra le vie della città ovviamente eravamo circondati da cosplayers di ogni tipo: da quelli più semplici a quelli più sofisticati, da quelli più vintage ai più moderni. Un buon modo per rendersi conto di ignorare tantissimi manga e relativi cartoni animati. I miei preferiti sono stati questi.




Dopo un panino con la porchetta (non molto tipico di Lucca, ma utile a immagazzinare le calorie necessarie per sopravvivere a tutta la giornata) siamo tornati al palco, dove il nostro amico nel primo pomeriggio, insieme al gruppo degli Shin Bishoonen, ci ha deliziato le orecchie con un'ora e mezza di sigle dei cartoni animati.


Il gruppo si è divertito a proporre i loro brani preferiti, più o meno noti.


Molto divertente la sfida fra le due versione di Lady Oscar (per fortuna ha vinto la versione dei Cavalieri del Re!).


Molto toccante il momento in cui Lucca ha danzato sulle note "fisarmonicate" di Lupin III.



Alla fine del loro concerto ci siamo avventurati nell'area comics, al centro di Lucca, in cerca di un posto a sedere e di un albo speciale.



Alle 19:00 siamo ritornati di nuovo al palco, dove i I Raggi Fotonici & Friends hanno riproposto una carrellata di sigle in diretta su RadioAnimati.
Si sono così fuse le nuove sigle a quelle vecchie con le preziose collaborazioni di grandi interpreti del passato.
Claudio Maioli con la riproposizione della sempre stupenda sigla di Ken il Guerriero


Mauro Goldsand con le sigle di Carletto, il principe dei mostri


e la "prestigiosa" partecipazione di Alberto Tadini con le sigle di Atlas Ufo Robot



Alla fine del concerto, più imbucati che mai, abbiamo avuto l'onore di partecipare alla cena riservata ai musicisti. Le nostre gambe hanno gradito soprattutto la comoda sedia e, come capita in occasioni simili, la stanchezza si è fatta sentire subito. Dopo un pasto veloce e stupendi discorsi sulle sigle dei cartoni animati abbiamo affrontato il viaggio di ritorno verso Firenze. Il letto dell'albergo è stata la ciliegina sulla torta dopo questa splendida giornata.

Il mattino seguente, dopo una veloce passeggiata per il centro di Firenze, ci siamo regalati un ottimo pranzo alla Trattoria del Pennello!



Il rientro a casa è stato così più sopportabile!